Domenico Sottile
Domenico Sottile è un professionista del marketing digitale e scrittore con oltre 7 anni di esperienza nell'aiutare le persone a guadagnare online. Ha lavorato con diverse aziende e startup, offrendo consulenza su strategie di marketing, affiliazione e e-commerce. Domenico è appassionato di condividere le sue conoscenze attraverso articoli informativi e guide pratiche per il successo online.
Se stai cercando come creare un link di affiliazione, è probabile che tu voglia iniziare a monetizzare il tuo blog, canale YouTube o profilo social, oppure che ti sia appena iscritto a un programma di affiliazione e non sappia ancora bene da dove cominciare. Magari hai anche un prodotto o un servizio tuo e ti piacerebbe che altri lo promuovessero al posto tuo, attraverso link tracciati e commissioni.
In questa guida ti accompagno passo passo: partiremo da come funziona davvero un link di affiliazione, vedremo come crearne uno su Amazon, sui principali network e nei programmi diretti, capiremo dove inserirli nei tuoi contenuti senza risultare invasivo o spam, analizzeremo cosa devi sapere in termini di trasparenza e normative e, infine, passeremo in rassegna gli errori più comuni che vedo fare e come puoi evitarli fin da subito.
Cos’è davvero un link di affiliazione (detto semplice)
Un link di affiliazione è, in apparenza, un normalissimo link che porta l’utente su una pagina di prodotto, di servizio o di iscrizione. La differenza sta in quello che non si vede: dentro quell’URL c’è un codice di tracciamento associato al tuo profilo di affiliate. È questo codice che permette alla piattaforma o al merchant di capire che quella visita, quell’iscrizione o quell’acquisto sono arrivati grazie a te e non da un altro canale.
Quando qualcuno clicca sul tuo link, il sistema registra il click e, nella maggior parte dei casi, salva un cookie o un identificatore nell’apparecchio dell’utente. Se entro un certo periodo quella persona compra, si registra o compie l’azione che il programma considera “valore”, il software ricollega automaticamente l’operazione al tuo account e ti assegna una commissione. Tradotto in pratica: l’utente clicca sul tuo link, viene tracciato, compie l’azione richiesta, il sistema riconosce che l’hai portato tu e ti accredita la quota che ti spetta.
Non è magia e non è nemmeno un modo per fare soldi senza sforzo. L’affiliazione è un canale di monetizzazione serio, che funziona solo se consigli prodotti o servizi davvero utili per il tuo pubblico, se inserisci i link nel contesto giusto – dentro contenuti che aiutano, spiegano e guidano – e se resisti alla tentazione di scorciatoie spam o forzature. Quando usi i link di affiliazione con buon senso e trasparenza, stai semplicemente venendo ricompensato per aver messo in contatto una persona con una soluzione che le serve davvero.
Come funziona un link di affiliazione
Cosa succede quando un utente clicca
Quando una persona clicca sul tuo link di affiliazione, in superficie sembra un clic come tanti altri: l’utente atterra sulla pagina di un prodotto, di un servizio o di una registrazione. Dietro le quinte, però, succede qualcosa in più. Il sistema registra quel clic e lo associa al tuo ID di affiliato, in modo che da quel momento in poi sappia che è stato tu a “mandare” quella persona sul sito del merchant.
Nella maggior parte dei casi viene creato un cookie o viene aperta una sessione che identifica l’utente come proveniente dal tuo link. Questo piccolo frammento di informazione permette alla piattaforma di ricordarsi, anche dopo qualche ora o qualche giorno, che quell’utente è arrivato grazie a te. Se, entro il periodo di tempo previsto dal programma, la persona completa l’azione che conta – acquisto, iscrizione a una prova gratuita, compilazione di un form, registrazione a un webinar e così via – il software controlla se il cookie è ancora valido e se, nel frattempo, non sono intervenuti altri affiliate. Se tutte le condizioni sono rispettate, la vendita o la lead vengono attribuite al tuo account e ti viene riconosciuta la commissione.
Cookie, durata e modelli di attribuzione
Il modo in cui avviene questa attribuzione non è identico per tutti i programmi di affiliazione. Una delle variabili più importanti è la durata del cookie: in alcuni casi il tracciamento dura solo 24 ore, in altri 7, 30, 60 giorni o addirittura di più, specialmente quando si parla di software, corsi o info-prodotti con cicli di decisione più lunghi. Più il cookie resta valido, più aumenta la finestra temporale in cui una persona può cliccare il tuo link oggi e completare l’azione in un secondo momento, permettendoti comunque di ricevere la commissione.
Un altro elemento chiave è il modello di attribuzione. Molti programmi usano il cosiddetto last click, cioè premiano l’ultimo affiliato che ha portato l’utente sul sito prima dell’acquisto. Altri, più rari, lavorano in logica first click e danno il merito al primo affiliate che ha fatto scoprire quel prodotto o quel servizio all’utente. Nella pratica, questo significa che se oggi qualcuno clicca il tuo link ma acquista dopo dieci giorni, potresti ricevere la commissione o meno a seconda di quanto dura il cookie e di quanti altri link affiliati ha cliccato nel frattempo.
Quando ti viene riconosciuta la commissione
Anche il momento in cui la commissione diventa “soldi veri” segue regole precise. Di solito, una volta che l’azione è stata registrata, la commissione entra in stato “in attesa”: il sistema aspetta che termini il periodo di recesso o di reso, verifica che il pagamento sia andato a buon fine e controlla che non ci siano stati annullamenti o rimborsi. Solo dopo questi passaggi la commissione viene considerata approvata.
Quasi sempre esiste anche una soglia minima da raggiungere prima di poter richiedere il pagamento, per esempio 25, 50 o 100 euro complessivi. Una volta superata quella soglia, puoi farti inviare i soldi con i metodi messi a disposizione dal programma o dal network, che di solito includono bonifico bancario, PayPal o altri sistemi specifici della piattaforma che stai usando.
Modelli di remunerazione nei programmi di affiliazione
Quando si parla di affiliazioni, non esiste un solo modo di essere pagati. Dietro a ogni link ci sono regole precise su quando scatta la commissione e per che cosa vieni ricompensato. Capire questi modelli è utile sia se partecipi come affiliate, sia se stai pensando di aprire il tuo programma come merchant.
Il modello più intuitivo è quello basato sulla vendita: l’utente clicca il tuo link, effettua un acquisto e tu ricevi una percentuale sul valore dell’ordine, oppure una cifra fissa per ogni vendita. È la soluzione più comune in ambito e-commerce e info-prodotti, e di solito è anche quella che allinea meglio gli interessi di tutti: tu vieni pagato solo quando porti un risultato concreto, il merchant paga volentieri perché incassa prima lui e l’utente compra qualcosa che gli serve.
Esistono però anche programmi che pagano per l’invio di lead qualificati, non necessariamente per una vendita immediata. In questo caso la commissione scatta quando l’utente compila un form, richiede un preventivo, si registra a una demo o a una prova gratuita. Dal punto di vista dell’affiliate può essere interessante perché permette di monetizzare anche fasi “intermedie” del percorso; dal punto di vista del merchant funziona se ha processi interni in grado di trasformare quei lead in clienti nel tempo.
Più rari, ma ancora presenti in alcuni settori, sono i modelli che pagano semplicemente per il clic o per l’impression, cioè per il traffico o la visibilità portata. Qui il rischio è che gli incentivi si allineino meno: l’affiliate potrebbe essere tentato di spingere volumi di clic non particolarmente qualificati, e il merchant di abbassare molto le tariffe se non vede un ritorno reale. È uno schema che ha senso solo in contesti molto specifici e con una forte capacità di analizzare i dati.
Come affiliate, sapere con che modello stai lavorando ti aiuta a capire che tipo di contenuti creare e quanta energia ha senso investire in un programma rispetto a un altro. Come merchant, scegliere il modello giusto significa decidere cosa vuoi premiare: visibilità, lead, vendite, o una combinazione di questi elementi.
Tipi di link di affiliazione: come possono presentarsi
Non tutti i link di affiliazione “si vedono” allo stesso modo. A volte l’URL mostra chiaramente dei parametri di tracciamento, altre volte sembra identico a un link normale, ma dietro c’è comunque un sistema che riconosce che l’utente arriva da te.
La forma più semplice è quella del link con parametri in coda: vedi l’indirizzo della pagina del prodotto seguito da un punto di domanda e da una serie di coppie tipo ?ref=tuonome o ?affid=12345. È il modo più immediato per collegare l’azione dell’utente al tuo account e spesso è quello che trovi nei programmi diretti o in alcuni network.
Poi ci sono i link generati da piattaforme come Amazon o da alcuni network, che passano attraverso un URL “intermedio”. Di fatto l’utente viene reindirizzato alla pagina finale, ma nel tragitto il sistema registra il clic e applica i parametri necessari al tracciamento. A livello pratico, per chi clicca cambia poco: l’importante è che la destinazione finale sia quella giusta e che il tempo di caricamento non diventi eccessivo.
Un altro modo di presentare i link è lavorare soprattutto sull’anchor text, cioè sul testo cliccabile che l’utente vede. Invece di mostrare un URL lungo e poco leggibile, usi una frase naturale all’interno del paragrafo (“puoi vedere qui il microfono che uso per registrare i podcast”) e colleghi quella porzione di testo al link affiliato. È spesso la soluzione più elegante per integrare i link in un articolo o in una pagina risorse.
Infine ci sono i cosiddetti “pretty link” o redirect puliti, molto utilizzati da blogger e creator: invece di esporre l’URL completo del programma di affiliazione, crei sul tuo sito una URL corta e leggibile, per esempio /vai/nomestrumento, che reindirizza in automatico al link affiliato vero e proprio. Questo approccio ti permette di tenere gli URL ordinati, di ricordarteli più facilmente quando li citi a voce (ad esempio in un podcast o in un video) e di aggiornare in un solo punto il redirect se un domani cambi prodotto o piattaforma, senza dover modificare tutti i contenuti in cui l’hai usato.
Al di là della forma, la cosa davvero importante è che il link sia chiaro, funzioni senza intoppi e sia inserito in un contesto in cui l’utente si aspetta di trovarlo.
Come creare un link di affiliazione se sei un affiliate
Questa è la domanda pratica che quasi tutti si fanno: ok, ho capito cos’è un link di affiliazione… ma come lo creo, concretamente?
La risposta dipende da dove stai lavorando: Amazon, un network di affiliazione o un programma diretto (software, corsi, strumenti online). La logica di base è sempre la stessa – ottieni un link tracciato legato al tuo account – ma l’interfaccia e i passaggi cambiano un po’.
Creare un link di affiliazione su Amazon
Amazon è spesso il primo passo per chi inizia con le affiliazioni, soprattutto se hai un blog o un canale YouTube e parli di prodotti fisici.
Per prima cosa devi iscriverti al programma affiliazione Amazon (Amazon Partner). La registrazione richiede qualche dato sul tuo sito o sul canale che userai per promuovere i prodotti; una volta che l’account viene approvato, avrai accesso a una dashboard dove puoi vedere clic, ordini, commissioni e, cosa che ci interessa davvero in questa fase, gli strumenti per generare i link affiliati.
Quando sei loggato con il tuo account affiliato e navighi su Amazon, nella parte alta delle pagine prodotto compare una barra chiamata SiteStripe. È da lì che puoi creare i tuoi link. Di solito ti basta aprire la pagina del prodotto che vuoi consigliare, cliccare sull’opzione per ottenere il link (testo, immagine o box prodotto) e copiare l’URL generato. In pochi secondi hai un link tracciato, pronto da incollare nel tuo articolo, nella descrizione di un video o in una newsletter. Spesso Amazon ti offre anche una versione abbreviata del link: è più pulita da leggere e più comoda da gestire, quindi conviene usarla.
Dal punto di vista pratico, ha senso anche pensare a come inserirai questi link nel tuo sito. Molti creator creano dei piccoli redirect interni, ad esempio URL del tipo /vai/prodotto-x che puntano al link affiliato vero e proprio. In questo modo gli URL che usi nei contenuti restano ordinati e, se un domani cambi programma o prodotto, puoi aggiornare solo il redirect invece di modificare decine di articoli a mano. Qualunque approccio tu scelga, abituati a fare sempre un controllo rapido: verifica che il link porti alla pagina giusta e che tu stia usando il marketplace corretto (per un pubblico italiano, in genere .it).
Creare link di affiliazione tramite network (Awin, Tradedoubler, ecc.)
I network di affiliazione sono piattaforme che fanno da intermediari tra tanti brand diversi (e-commerce, servizi, aziende) e gli affiliate. Con un solo account puoi accedere a centinaia di programmi, ognuno con le proprie regole, commissioni e materiali.
Il primo passo è la registrazione al network. Compili il tuo profilo indicando che tipo di progetto hai, in che nicchia ti muovi e in che modo promuoverai le offerte (blog, email, social, ads…). A seconda del network, l’approvazione può essere istantanea oppure richiedere qualche verifica manuale. Una volta dentro, troverai un vero e proprio catalogo di programmi: per ciascuno puoi vedere la percentuale di commissione, la durata del cookie, eventuali restrizioni sull’uso di pubblicità a pagamento o sul brand bidding e così via.
Per iniziare a promuovere un brand devi richiedere l’accesso al suo programma all’interno del network. Quando vieni approvato, hai a disposizione i materiali creativi e gli strumenti per generare i link. Di solito nel pannello del network c’è una sezione dedicata ai link o ai “deeplink”: selezioni il programma, inserisci l’URL preciso della pagina che vuoi promuovere (può essere una categoria, un prodotto specifico, una landing dedicata) e il sistema ti restituisce un URL tracciato che include il tuo ID affiliato. Quello è il link che userai nei tuoi contenuti: lo puoi inserire in un articolo comparativo, in una recensione, in una newsletter o in un video, esattamente come faresti con un link normale, con la differenza che ora ogni click e ogni conversione saranno collegati al tuo account.
Creare link di affiliazione per programmi diretti (software, corsi, info-prodotti)
Molti software, tool SaaS, corsi online e info-prodotti non passano da un network esterno ma gestiscono l’affiliazione internamente, con una piattaforma propria. Dal tuo punto di vista il meccanismo è simile, cambiano solo l’interfaccia e qualche dettaglio.
Per prima cosa devi capire se il prodotto che ti interessa ha un programma di affiliazione attivo. Spesso nel footer del sito trovi link chiamati “Affiliates”, “Programma di affiliazione”, “Partner” o “Referral program”. Se non vedi nulla, puoi fare una rapida ricerca su Google accostando il nome del prodotto a termini come “affiliate program” o “programma affiliazione”: se esiste, quasi sempre salta fuori una pagina dedicata con spiegazioni e modulo di iscrizione.
Dopo esserti registrato, in genere ricevi accesso a un piccolo pannello affiliati. Lì puoi vedere il riepilogo delle vendite generate, il saldo delle commissioni e, soprattutto, il tuo referral link principale, che spesso ha una forma del tipo https://nomesito.com/?ref=iltuonome oppure https://nomesito.com?affid=XXXX. In molti casi puoi creare anche più link diversi per pagine differenti: ad esempio uno che porta alla homepage, uno alla pagina di pricing, uno a un singolo corso o a una landing specifica.
I sistemi più evoluti ti permettono di aggiungere anche dei parametri extra (sub-ID) per capire da quale contenuto arriva ogni vendita, ad esempio distinguendo le conversioni che arrivano dal blog da quelle che arrivano da YouTube o da una newsletter. Questa possibilità è preziosa perché ti permette di capire non solo quanti soldi stai generando, ma anche quali contenuti stanno lavorando meglio per te, così puoi concentrarti su ciò che funziona davvero e smettere di spingere ciò che non converte.
Dove inserire i link di affiliazione (senza spammare)
Un link di affiliazione non inizia a generare commissioni nel momento in cui lo crei, ma nel momento in cui lo inserisci nel posto giusto, nel modo giusto. Il contesto è fondamentale: la stessa URL, messa a caso in fondo a una pagina, può non produrre nulla; inserita all’interno di un contenuto utile, nel punto esatto in cui l’utente si sta chiedendo “ok, dove lo trovo?”, può convertire molto bene.
Blog e siti web
Il blog (o in generale il sito) è l’ambiente ideale per lavorare con i link di affiliazione, perché ti permette di costruire contenuti lunghi, argomentati e ben strutturati. Le pagine che di solito rendono meglio sono recensioni approfondite, confronti tra prodotti e guide pratiche in cui il link arriva come naturale conseguenza di quello che stai spiegando.
L’obiettivo è far sì che il link sembri la risposta logica a una domanda che l’utente si sta già facendo. Puoi inserirlo direttamente nel testo, quando citi un prodotto o un servizio e spieghi perché lo usi o lo consigli, oppure alla fine di una sezione, magari accompagnato da un pulsante o da una call to action chiara, del tipo “Scopri il prezzo aggiornato” o “Vedi dettagli e caratteristiche”.
Funzionano molto bene anche piccoli riquadri evidenziati all’interno dell’articolo, in cui stacchi leggermente dal flusso e ti prendi un momento per dare un consiglio concreto. Ad esempio: una breve nota in cui scrivi che per risolvere un certo problema tu usi quello specifico strumento, con una frase di contesto e il link affiliato. Nel caso di confronti tra prodotti, le tabelle riassuntive a fine articolo sono spesso tra le sezioni più cliccate: mettono in fila le alternative, mostrano le differenze e offrono un pulsante o un link per approfondire, rendendo il click quasi spontaneo.
YouTube
YouTube è perfetto per i link di affiliazione perché un video ti permette di mostrare concretamente come funziona ciò che consigli: recensioni, tutorial passo passo, “setup” della tua attrezzatura o dei software che usi ogni giorno. Chi guarda un contenuto del genere spesso arriva in descrizione con già in mente una domanda molto precisa: “dove lo trovo?” o “quanto costa?”.
La descrizione del video, quindi, non è uno spazio da riempire a caso, ma una vera e propria estensione del contenuto. Ha senso dirlo chiaramente nel video, magari mentre mostri un prodotto: fai sapere che in descrizione ci sono i link e specifica che alcuni di questi sono affiliati. Nei primi righi della descrizione inserisci i prodotti principali citati nel video, con il loro nome, una breve spiegazione e il relativo link, così l’utente non deve scorrere mezzo blocco di testo per trovarli. Subito sotto puoi aggiungere una sezione dedicata ai “link utili”, evidenziando che alcuni sono affiliati, e lì raccogliere tutto ciò che può servire: strumenti, servizi, risorse correlate.
In questo modo i link non risultano invasivi: sono semplicemente lì dove hanno senso, a portata di click per chi ha già deciso che vuole saperne di più o acquistare.
Social e newsletter
Sui social la gestione dei link è un po’ più delicata, perché non sempre hai la possibilità di inserire URL cliccabili direttamente nel contenuto, come avviene ad esempio nelle caption di Instagram. In questi casi ha senso lavorare con la bio e con strumenti di link-in-bio che ti permettano di creare una piccola pagina ponte, dove raccogliere le risorse più importanti, comprese quelle affiliate. Nei post e nelle storie puoi rimandare a quella pagina, spiegando in modo chiaro che lì l’utente trova i link agli strumenti o ai prodotti di cui parli.
Le newsletter, invece, sono uno dei posti migliori dove usare i link di affiliazione, perché raggiungono persone che hanno già scelto di seguirti più da vicino. Puoi inserirli all’interno del testo quando racconti come affronti un problema e quali strumenti utilizzi, oppure creare una sezione ricorrente, magari in fondo all’email, dedicata a “Strumenti che uso e consiglio”, con un breve commento per ciascuno e il relativo link. Anche qui, la chiave è la trasparenza: specifica sempre in modo semplice che alcuni link sono affiliati e che, se il lettore decide di acquistare passando da lì, tu riceverai una commissione senza costi aggiuntivi per lui.
In tutte queste situazioni la regola resta la stessa: il link di affiliazione deve sembrare la naturale continuazione di un contenuto utile, non un inserimento forzato. Quando riesci a mantenere questo equilibrio, stai facendo un favore sia a chi ti segue sia al brand che promuovi, e vieni pagato per aver creato questa connessione.
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Vuoi creare tu i link di affiliazione per il tuo prodotto?
Finora abbiamo ragionato dalla parte di chi promuove prodotti altrui. Ma se non sei solo affiliate e hai anche un tuo prodotto o servizio, il ragionamento cambia prospettiva: in questo caso sei tu il merchant e sei tu a decidere se e come aprire un programma di affiliazione.
Quando ha senso aprire un programma di affiliazione
Un programma di affiliazione non è solo “metto un link e vediamo che succede”. Ha senso attivarlo quando il tuo prodotto è già in grado di vendere da solo e vuoi amplificare ciò che funziona, non quando speri che gli affiliate risolvano problemi di base come un’offerta poco chiara o una landing che non converte.
In pratica, vale la pena fare questo passo se hai margine sufficiente per riconoscere una commissione interessante senza distruggere la tua redditività, se il prodotto ha già dimostrato di vendere con canali come traffico organico, newsletter o advertising e se hai almeno una struttura minima per gestire il dietro le quinte: tracciamento affidabile, pagamenti puntuali, qualcuno (anche solo tu all’inizio) che risponde alle domande degli affiliati e li aiuta a promuovere al meglio.
Se queste basi non ci sono, rischi di attirare affiliati, deluderli perché il sistema non funziona o non paga in modo trasparente e bruciarti un canale che, gestito bene, può portare risultati per anni.
Come scegliere la piattaforma giusta
Una volta deciso che ha senso andare in questa direzione, la domanda successiva è: con che strumento lo faccio? In linea di massima hai tre strade.
Puoi appoggiarti a un network di affiliazione, cioè una piattaforma che mette a disposizione una propria infrastruttura e una base di publisher già attivi. Il vantaggio è che ti trovi un sistema pronto, con tracciamento, reportistica e pagamenti centralizzati, oltre alla possibilità di essere scoperto da affiliate che magari non ti conoscevano. Il rovescio della medaglia è che paghi fee al network e hai un po’ meno controllo diretto sul rapporto con i singoli affiliati.
In alternativa puoi scegliere un software dedicato o un plugin da integrare nel tuo sito. Qui hai molto più controllo: puoi impostare tu regole, pagamenti, materiali e personalizzare l’esperienza. Allo stesso tempo, però, sei tu (o il tuo team) a dover gestire installazione, configurazione, manutenzione tecnica e supporto agli affiliati. È una strada ottima se vuoi costruire qualcosa di molto cucito sul tuo modello di business e sei disposto a occuparti anche della parte “operativa”.
La terza via è quella delle soluzioni artigianali, che spesso nascono come esperimento: fogli Excel per tenere traccia delle vendite, codici coupon creati a mano, pagamenti gestiti uno a uno. Può funzionare per testare l’idea con pochissimi partner di fiducia, ma diventa ingestibile appena il programma cresce un po’. Se l’obiettivo è costruire un canale stabile e scalabile, questa opzione è più un test temporaneo che una soluzione di lungo periodo.
Creare i link e gestire gli affiliati
Scelta la piattaforma, si passa alla pratica. Dal punto di vista tecnico, ogni affiliato avrà un proprio link univoco o una serie di link personalizzati che il sistema collega al suo profilo. Spesso avrà anche accesso a un pannellino, più o meno evoluto, dove può vedere clic, vendite, commissioni maturate e stato dei pagamenti. È importante che queste informazioni siano chiare e aggiornate, perché la fiducia degli affiliate si gioca molto anche sulla trasparenza dei numeri.
Dalla tua parte, il lavoro non finisce nel momento in cui “generi i link”. Devi definire regole chiare: percentuali di commissione, durata del cookie, quali canali sono consentiti o vietati (ad esempio l’uso di campagne brand su Google Ads), tempi e modalità di pagamento. Tutto questo va messo nero su bianco fin dall’inizio, così eviti fraintendimenti e discussioni dopo.
C’è poi un pezzo spesso sottovalutato ma decisivo: fornire materiali e supporto. Gli affiliati vendono molto meglio se sanno come presentare il tuo prodotto, a chi è adatto, a chi no, quali argomenti funzionano meglio e che tipo di contenuti convertono. Linee guida chiare, esempi di articoli o video che performano bene, liste di angoli di comunicazione che hanno già dato risultati, magari qualche asset grafico pronto da usare: tutto questo rende il tuo programma più professionale e fa capire che consideri gli affiliate veri partner, non semplici “portatori di clic”.
Aspetti legali e di trasparenza (non è consulenza legale)
Questa è una parte che molti saltano o liquidano in fretta, ma non andrebbe mai sottovalutata. Qui ti do solo indicazioni generali, utili per orientarti: per casi specifici, soprattutto se il tuo progetto cresce o vendi in più paesi, la scelta più saggia è sempre confrontarti con un professionista che si occupa di normativa, privacy e fiscalità nel tuo contesto.
Dichiarare i link di affiliazione
Chi ti legge o ti segue ha il diritto di sapere se, consigliando un prodotto o un servizio, hai anche un interesse economico. In pratica: se qualcuno clicca un link sul tuo sito o sotto un tuo video e acquista, e tu ricevi una commissione, è corretto che questa cosa sia dichiarata in modo chiaro e comprensibile.
Non serve usare linguaggio complicato o legale: basta una frase semplice e diretta, ad esempio qualcosa come:
“Alcuni dei link presenti in questo contenuto sono link di affiliazione: se acquisti tramite uno di essi, io ricevo una piccola commissione, ma per te il prezzo non cambia.”
Puoi inserirla all’inizio dell’articolo, subito dopo il titolo, prima dell’elenco dei prodotti che consigli oppure in fondo, in una sezione dedicata alla trasparenza. L’importante è che non sia nascosta o ambigua. Su YouTube vale lo stesso principio: puoi dirlo a voce nel video, ricordarlo in descrizione e, se la piattaforma lo prevede, usare le etichette o le spunte che indicano la presenza di contenuti promozionali o partnership.
Privacy e cookie
Dal punto di vista tecnico, molti programmi di affiliazione usano cookie o sistemi simili per tracciare i clic e collegare le vendite al tuo account. Questo significa che, se gestisci un sito o un blog, la presenza di questi strumenti ha ricadute anche su privacy policy e cookie banner.
In concreto, dovrai assicurarti che:
- la tua privacy policy spieghi in modo comprensibile quali strumenti di tracciamento utilizzi e per quali finalità;
- il cookie banner – se necessario in base alla normativa del paese in cui operi e a quella dei tuoi utenti – sia configurato correttamente e non sia solo una “finta” schermata messa lì per dovere.
Anche qui, non c’è una risposta unica valida per tutti: il tipo di piattaforme che usi, il pubblico a cui ti rivolgi e il paese in cui hai sede possono cambiare parecchio le regole del gioco. Per andare sul sicuro, il passaggio da fare è confrontarti con chi si occupa professionalmente di privacy e compliance.
Trasparenza = fiducia
Dichiarare i link di affiliazione non è un autogol, anzi. A lungo termine è uno dei modi migliori per costruire fiducia: chi ti segue capisce che non stai cercando di “nascondere” qualcosa e percepisce il fatto che tu sia pagato come una forma di sostegno al tuo lavoro, non come un trucco.
C’è anche un effetto collaterale positivo: sapere di dover essere trasparente ti spinge, quasi automaticamente, a consigliare solo prodotti e servizi in cui credi davvero. Se sai che devi mettere la faccia su ogni consiglio e dichiarare che ci guadagni qualcosa, diventa molto più naturale selezionare con cura cosa promuovere e cosa no. Ed è esattamente questo tipo di approccio che, nel tempo, rende sostenibile e credibile qualsiasi strategia basata sulle affiliazioni.
Errori comuni con i link di affiliazione (e come evitarli)
L’affiliazione non è complicata in sé, ma ci sono alcuni errori ricorrenti che fanno perdere soldi, tempo e, cosa ancora più grave, credibilità. Conoscerli in anticipo ti evita parecchie frustrazioni.
1. Non testare mai i link
Uno degli sbagli più banali è dare per scontato che i link funzionino solo perché li hai copiati. Capita più spesso di quanto immagini di ritrovarsi con URL che portano a una pagina 404, a un marketplace sbagliato (per esempio Amazon.com invece di Amazon.it) o, peggio ancora, con link a cui manca proprio l’ID affiliato. Risultato: il traffico lo mandi lo stesso, ma non ti viene riconosciuto nulla.
La soluzione è noiosa ma semplice: abituati a testare sempre i link prima di pubblicare, magari in una finestra in incognito e, quando possibile, da più dispositivi. Bastano pochi secondi per verificare che la pagina si apra correttamente, che sia quella giusta e che il tracciamento sia presente. Sono minuti spesi bene rispetto al rischio di buttare via decine o centinaia di clic.
2. Scegliere cosa consigliare solo in base alla commissione
Altro errore classico: lasciarsi guidare unicamente dalla percentuale di commissione. Vedi un programma che paga molto e inizi a spingerlo ovunque, anche quando non è la soluzione migliore per chi ti segue. Magari nell’immediato qualche vendita arriva, ma a lungo andare le persone si accorgono che i tuoi consigli non sono così disinteressati e smettono di fidarsi.
L’approccio opposto funziona molto meglio: parti dai bisogni reali del tuo pubblico e chiediti quale prodotto o servizio risolve meglio quel problema. Se la soluzione migliore non ha un programma di affiliazione, puoi comunque citarla e spiegare perché la ritieni valida. Paradossalmente, essere disposto a consigliare anche cose da cui non guadagni nulla rafforza la tua autorevolezza… e rende più efficace, nel complesso, anche ciò che promuovi in affiliazione.
3. Non aggiungere contesto intorno al link
Un link buttato lì in mezzo al testo, senza spiegazioni, difficilmente convince qualcuno a cliccare, figuriamoci ad acquistare. Se ti limiti a inserire URL “nudi”, senza raccontare per chi è adatto quel prodotto, in che situazione è utile e quali problemi risolve, agli occhi dell’utente sembra solo un tentativo di infilare promozioni a caso.
Molto meglio prendere un attimo di spazio per spiegare perché stai consigliando proprio quella soluzione, quali sono i suoi punti di forza, in quali casi specifici la useresti e, se serve, anche per chi non è adatta. Questo contesto fa tutta la differenza: il link smette di essere un semplice ponte verso una pagina commerciale e diventa il naturale completamento di un consiglio ragionato.
4. Nascondere (o minimizzare) il fatto che i link sono affiliati
La paura di sembrare “venduto” porta molti creator a nascondere il fatto che i link siano affiliati o a relegare la disclosure in frasi vaghe e poco leggibili. Il problema è che, se qualcuno se ne accorge da solo, la fiducia crolla: a quel punto non è tanto rilevante che tu guadagni una commissione, quanto il fatto che hai cercato di mascherarlo.
Essere trasparenti è molto più efficace. Basta spiegare chiaramente, una volta, che alcuni link sono affiliati e che, se una persona acquista passando da lì, tu ricevi una piccola commissione senza costi aggiuntivi per lei. Se lo normalizzi come parte del tuo modello di business – il modo con cui tieni in piedi blog, newsletter, video e contenuti gratuiti – la maggior parte delle persone non solo lo accetta, ma spesso è ben contenta di supportarti.
5. Mandare traffico freddo a pagine che non convertono
Capita spesso di vedere creator lamentarsi del fatto che “l’affiliazione non funziona”: tanti clic, zero vendite. A volte il problema non è il prodotto, né la qualità del contenuto, ma la pagina a cui stai mandando il traffico. Se la landing è confusa, lenta, poco chiara sul prezzo o sembra parlare a un pubblico completamente diverso dal tuo, è normale che le conversioni siano basse.
Qui il lavoro da fare è più strategico: analizza quali prodotti e quali pagine stanno già convertendo bene e costruisci contenuti pensati apposta per portarci traffico qualificato, invece di fare il contrario (creare contenuti generici e attaccarci link a caso). Quando abbini il pubblico giusto al prodotto giusto e lo mandi su una pagina che funziona, i numeri cambiano e l’affiliazione smette di sembrare una lotteria.
Checklist: il tuo primo link di affiliazione in 10 passi
Per chiudere il cerchio, ti lascio una mini roadmap che puoi seguire dalla A alla Z per creare e usare il tuo primo link di affiliazione senza impazzire.
- Scegli un prodotto o servizio che conosci davvero e che abbia senso per la tua audience: qualcosa che useresti tu per primo e che puoi consigliare senza sentirti “forzato”.
- Iscriviti al programma di affiliazione più adatto a quel prodotto: può essere Amazon, un network di affiliazione o il programma diretto del brand.
- Una volta approvato, accedi alla dashboard affiliati e prenditi un attimo per capire dove si generano i link e dove puoi vedere clic e commissioni.
- Genera il tuo link di affiliazione usando lo strumento previsto: SiteStripe se sei su Amazon, la sezione link/deeplink se sei su un network, il pannello referral se si tratta di un programma diretto.
- Testa il link in una finestra anonima per assicurarti che porti alla pagina giusta, che si apra correttamente e che il tracciamento sia attivo.
- Inseriscilo dentro un contenuto di qualità: un articolo, un video o una newsletter in cui stai già aiutando la persona a capire cosa scegliere e perché. Il link deve sembrare la naturale conclusione del discorso, non un corpo estraneo.
- Aggiungi una disclosure chiara che spieghi, con parole tue, che alcuni link sono affiliati e che se qualcuno acquista passando da lì tu ricevi una commissione senza costi extra per lui.
- Cura il testo intorno al link: spiega a chi è utile quel prodotto, in quale situazione lo useresti, quali sono i suoi limiti. Più sei onesto e concreto, più aumentano le probabilità che qualcuno si fidi del tuo consiglio.
- Dopo la pubblicazione, monitora i risultati dalla dashboard: guarda clic, conversioni e commissioni generate, senza fissarti solo sul numero più grande.
- Ottimizza in base a ciò che vedi: prova a cambiare la posizione del link, a rendere più chiaro il paragrafo che lo introduce, a testare alternative di prodotto se noti che uno non converte mentre un altro sì.
Se riesci a chiudere questo ciclo almeno una volta, hai già fatto molto più della maggior parte di chi “vorrebbe iniziare con le affiliazioni” ma resta fermo alla teoria.
KPI da tenere d’occhio per capire se un link sta lavorando bene
Una volta che i link sono online, il lavoro non è finito: è qui che entra in gioco la parte di analisi. Guardare solo il totale delle commissioni a fine mese è comodo, ma ti dice poco su perché certi link funzionano e altri no. Alcuni indicatori chiave ti aiutano a leggere la situazione con più lucidità.
Il primo dato è semplicemente il numero di clic: quante persone, da un certo contenuto, arrivano alla pagina del prodotto o del servizio tramite il tuo link. Se i clic sono pochissimi, potrebbe essere un problema di visibilità (il link è nascosto, troppo in basso, poco evidente) o di interesse (il modo in cui presenti il prodotto non invoglia a saperne di più). A fianco del volume è utile considerare anche la percentuale di persone che cliccano rispetto a quante hanno visto la pagina o il video: ti dà un’idea di quanto sia forte la tua call to action.
Il passo successivo è guardare il tasso di conversione: quante di quelle persone che hanno cliccato hanno effettivamente completato l’azione che genera la commissione. Se i clic sono molti ma le vendite pochissime, il problema potrebbe essere la landing del merchant (poco chiara, troppo lenta, non in linea con le aspettative che hai creato) oppure la mancata corrispondenza tra pubblico e prodotto. In alcuni casi è il segnale che dovresti puntare su un’alternativa che converte meglio, a parità di traffico.
Un altro indicatore utile, soprattutto quando inizi ad avere un po’ di storico, è quanto guadagni in media per ogni clic generato su un certo link o su un certo programma. Ti aiuta a confrontare diversi prodotti e a capire dove ha senso concentrare gli sforzi: un link che porta pochi clic ma ha un valore medio per clic molto alto può essere più interessante di uno che genera tanto traffico ma pochissime vendite.
Guardare periodicamente questi numeri – clic, conversioni, guadagni medi – ti permette di smettere di vivere l’affiliazione come una lotteria e di trattarla invece come un canale serio: testi, osservi, aggiusti. E pian piano sposti sempre più energia verso i link e i contenuti che stanno davvero lavorando per te.
Domande frequenti sui link di affiliazione
Come si fa un link di affiliazione su Amazon?
Devi:
iscriverti al Programma Affiliazione Amazon;
una volta approvato, andare sulla pagina del prodotto da promuovere;
usare la barra SiteStripe in alto per generare il link testo/immagine;
copiare e incollare il link nel tuo contenuto.
Devo avere la partita IVA per usare i link di affiliazione?
Dipende:
da quanto guadagni;
da come incassi le commissioni;
dal regime fiscale del tuo paese.
In molti casi, superata una certa soglia o se l’attività diventa continuativa, la partita IVA diventa necessaria. È sempre bene parlarne con un commercialista.
Posso usare link di affiliazione su Instagram e TikTok?
Sì, ma con qualche attenzione:
nelle caption i link spesso non sono cliccabili;
puoi usare:
la bio con un link-in-bio che porta a una pagina risorse o a singoli link;
le stories (se hai accesso ai link);
rimandare a un post del blog / video YouTube dove ci sono i link cliccabili.
Dichiara sempre in modo chiaro che alcuni link sono affiliati.
Quanto si guadagna con un link di affiliazione?
Non esiste una cifra fissa.
Dipende da:
commissione percentuale / fissa;
prezzo del prodotto;
tasso di conversione del tuo contenuto;
volume di traffico che porti.
Con lo stesso link, una persona può fare 0€ e un’altra centinaia o migliaia, in base a quanto bene sa inserirlo in una strategia di contenuti.
È obbligatorio dichiarare che i link sono affiliati?
In molti contesti sì, o comunque è fortemente raccomandato per trasparenza verso l’utente e per allinearsi a linee guida e normative.
È una buona pratica sia etica che di lungo periodo: ti aiuta a costruire fiducia.
Conclusione
Creare un link di affiliazione, dal punto di vista tecnico, è la parte più facile di tutto il processo: in pochi clic puoi generarne uno su Amazon, tramite un network o all’interno di un programma diretto. Quello che fa davvero la differenza non è il “bottone giusto da cliccare”, ma tutto ciò che c’è intorno.
Conta innanzitutto cosa decidi di promuovere: ha senso solo se si tratta di prodotti o servizi che useresti davvero, che raccomanderesti senza imbarazzo a un amico e che hanno un reale valore per il tuo pubblico. Poi pesa moltissimo come inserisci il link: dentro contenuti che aiutano, spiegano, guidano una scelta, e non infilato a forza in mezzo a frasi generiche o in elenchi senza contesto. Infine, il terzo pilastro è la trasparenza: essere chiaro sul fatto che alcuni link sono affiliati non indebolisce il messaggio, al contrario rafforza la fiducia e rende sostenibile nel tempo il tuo modo di monetizzare.
Se stai lavorando anche lato SEO, tutto questo si traduce in pagine più solide: contenuti originali, ricchi di esempi reali, collegati in modo intelligente al resto del tuo sito (altre guide sulle affiliazioni, casi studio, risorse correlate). È questo mix di utilità, coerenza e onestà che, nel lungo periodo, ti aiuta sia a posizionarti meglio nei motori di ricerca, sia a costruire un pubblico disposto ad ascoltare i tuoi consigli… e ogni tanto a cliccare su quei famosi link.
