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Come creare una criptovaluta (e provare a guadagnarci) in Italia nel 2026

Copertina 800x400 con simboli di criptovalute e rete blockchain sullo sfondo, con il titolo “Come creare una criptovaluta e guadagnare nel 2026”.
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Domenico Sottile

Domenico Sottile è un professionista del marketing digitale e scrittore con oltre 7 anni di esperienza nell'aiutare le persone a guadagnare online. Ha lavorato con diverse aziende e startup, offrendo consulenza su strategie di marketing, affiliazione e e-commerce. Domenico è appassionato di condividere le sue conoscenze attraverso articoli informativi e guide pratiche per il successo online.

Aggiornato il: 18 gennaio 2026

Creare una criptovaluta oggi è più simile ad avviare una startup regolata che a “smanettare” con un tool online. Nel 2026, con il Regolamento europeo MiCA pienamente applicabile e un regime fiscale dedicato alle cripto-attività in Italia, significa muoversi dentro regole precise, non in un “Far West” senza norme.

Qui trovi una guida pratica per capire se ha senso farlo, quanto può costare e quali rischi ti stai prendendo — sapendo che il quadro normativo e fiscale può cambiare e che dovrai sempre verificare su fonti ufficiali e con professionisti aggiornati.

Disclaimer veloce: cosa NON è questa guida

Questa guida è informativa e generale. Non è consulenza legale, fiscale o di investimento.

Le regole su cripto-attività, MiCA/MiCAR, fisco e antiriciclaggio cambiano nel tempo e vanno interpretate caso per caso. Prima di lanciare una criptovaluta o un token, raccogliere fondi dal pubblico o promettere qualsiasi forma di rendimento, confrontati con un avvocato e un commercialista esperti di cripto-attività in Italia/UE.

Banca d’Italia, Consob e le Autorità europee ricordano da anni che le cosiddette “valute virtuali” non hanno corso legale, non sono garantite da una banca centrale e espongono i risparmiatori a rischi elevati e possibilità di perdita totale del capitale, spesso con tutele legali limitate o assenti.

Non ci sono garanzie di guadagno: puoi perdere anche tutto il capitale investito nel progetto.

Obiettivo della guida (e cosa NON aspettarti)

Questa guida ti aiuta a capire se e come creare una tua criptovaluta o un tuo token, con un focus concreto su costi, passi e rischi. Vedremo quando ha senso creare una cripto o un token, quali sono i tre percorsi principali (token, fork, nuova blockchain) e quali sono, a livello indicativo, costi, rischi e regole base in Italia/UE (MiCA, fisco, avvisi delle autorità).

Cosa non troverai: promesse di “guadagni facili”, scorciatoie per arricchirti con una memecoin fatta in una notte o trucchi per aggirare norme fiscali e regolamentari. I guadagni sono possibili, ma non garantiti. Molti progetti non decollano mai o si spengono dopo poco.

I range di costo che trovi più avanti sono ordini di grandezza indicativi, non preventivi: riflettono i livelli tipici che vedi sul mercato tra agenzie/sviluppatori Web3, audit di sicurezza, consulenze legali/fiscali e campagne marketing per progetti crypto di piccole e medie dimensioni. Per un progetto reale servono comunque più preventivi scritti e un confronto diretto con fornitori e professionisti.

In sintesi

Se stai valutando un progetto Web3 serio (utility token, piattaforma, community) o sei marketer, founder o dev e vuoi capire costi, tempi e rischi reali, sei nel posto giusto.
Se invece stai cercando una “memecoin virale” per arricchirti in poche settimane o non vuoi occuparti di legale, sicurezza, tasse e community, questa guida non è adatta al tuo caso.

Ti serve davvero una nuova criptovaluta? (checklist pratica)

Prima domanda seria: ti serve davvero una nuova crypto o un nuovo token, oppure puoi usare strumenti esistenti?

Quando ha senso creare una tua criptovaluta o token

Ha senso pensare a una tua criptovaluta o a un tuo token solo se dietro c’è un progetto reale — ad esempio una piattaforma, un gioco, un servizio, una community — in cui il token ha una funzione chiara. Può servire per sbloccare funzioni o livelli premium, dare diritti di voto sulla governance del progetto o premiare comportamenti (versione evoluta di punti fedeltà).

In più, dovresti essere certo di non poter ottenere lo stesso risultato con strumenti più semplici come abbonamenti, punti fedeltà tradizionali, codici sconto o un database centralizzato. L’ideale è che tu stia lavorando a un progetto Web3 con utilità concreta (protocolli DeFi, giochi on-chain, marketplace specializzati) e non solo speculativa. E serve almeno un mini-team, o budget per coprire queste aree: sviluppo tecnico, legale/fiscale, community e marketing.

Quando è (quasi sempre) una cattiva idea creare una crypto

È quasi sempre una cattiva idea lanciarsi se l’unico obiettivo è “fare soldi” senza un prodotto o servizio reale, se non hai budget per sicurezza, audit, marketing e consulenza legale, se nel team nessuno capisce davvero come funzionano blockchain, smart contract e wallet o se sogni di fare una ICO fai-da-te senza leggere MiCA e senza parlare con un avvocato.

Anche la mancanza di tempo per gestire community, supporto utenti, crisi di prezzo e bug è un segnale chiaro: se l’idea è “mettiamo online un token e vediamo che succede”, è più una scommessa che un progetto.

Mini-checklist prima di andare oltre

Prima di investire anche solo poche centinaia di euro, verifica di poter rispondere “sì” a tutte le voci qui sotto. Se ne salti una, stai di fatto aumentando il rischio di buttare tempo e capitale.

  • Ho un prodotto, un servizio o una community reali, non solo un’idea vaga.
  • So a cosa serve il token nel progetto, con un’utilità chiara e spiegabile.
  • Ho un budget minimo per sviluppo, sicurezza e marketing, oltre a legale/fisco.
  • Accetto la possibilità concreta di perdere tutto il capitale investito.

Come si guadagna (realisticamente) con una propria criptovaluta

In teoria puoi provare a guadagnare con la tua criptovaluta in vari modi, ma nessuno è garantito e molti progetti non funzionano. Il denominatore comune è sempre lo stesso: senza utilizzo reale e continuo, i numeri restano piccoli.

Un primo modello è quello delle commissioni sulle transazioni: prendi una piccola fee sulle operazioni effettuate con il tuo token o sulla tua piattaforma (ad esempio tra lo 0,1% e l’1%), ma solo se c’è un volume reale di utenti e transazioni.

Un secondo modello è la vendita iniziale di token (ICO, IDO, private sale): vendi una parte dei token per finanziare il progetto. In UE però le offerte al pubblico di cripto-attività rientrano oggi nel perimetro MiCA, con requisiti di whitepaper, trasparenza su rischi e diritti e possibili autorizzazioni. È una leva potente ma anche molto regolata.

Terza via: guadagnare dai servizi o prodotti collegati. Il token qui diventa un collante per una piattaforma SaaS, corsi, consulenze o tool premium, pagati in token o in euro. In pratica il modello di business è sul prodotto, non solo sulla moneta.

Infine puoi integrare il token in protocolli DeFi e provare a incassare commissioni o incentivi da staking e liquidità. È anche l’area più delicata in termini tecnici e regolamentari: un bug o un exploit possono azzerare tutto in poche ore.

Nella pratica, la maggior parte dei token lanciati non arriva mai a volumi di transazione o di utilizzo tali da coprire i costi fissi di sviluppo, sicurezza, legale e marketing. Considera qualunque potenziale guadagno come scenario ottimistico, non come base certa da cui partire.

Guadagni possibili vs probabilità di fallimento
Un progetto piccolo può arrivare a qualche centinaio o migliaio di euro l’anno, ma solo se il token viene usato davvero. I progetti grandi possono generare cifre ben più consistenti, però la concorrenza è enorme e la maggior parte dei token lanciati non raggiunge massa critica, perdendo quasi tutto il valore. Consideralo un progetto ad alto rischio, non una rendita sicura.

Quanto costa creare una criptovaluta (range indicativi in €)

Non esiste un prezzo fisso. I costi dipendono soprattutto dal tipo di soluzione (semplice token “no-code”, piattaforma complessa, nuova blockchain), dal lavoro di sviluppo su smart contract e interfacce web/app, dall’eventuale audit di sicurezza, dalla compliance (MiCA, antiriciclaggio, tutela investitori) e dal marketing con la gestione della community.

Le cifre che seguono sono stime indicative, non preventivi: servono solo a darti un ordine di grandezza.

Token su blockchain esistente con tool no-code/semi-no-code

Un token creato su una blockchain esistente con strumenti no-code o semi-no-code può richiedere un budget che parte dai 300–500 € per uno “sperimentino” minimo e arriva a 2.000–3.000 € per qualcosa di più curato, con grafica, prime fee di rete e una landing page decente. È adatto a progetti piccoli, test di community o proof of concept, ma non ti esonera da sicurezza, legale e comunicazione corretta.

Progetto serio: token + piattaforma + audit + marketing iniziale

Se invece punti a un progetto più strutturato, in cui al token affianchi una piattaforma reale, un audit (anche base) e un minimo di marketing, il budget realistico sale facilmente nella fascia 5.000–20.000+ €, a seconda della complessità tecnica, del tipo di audit e del livello di marketing richiesto. A questo livello di solito serve un team e l’intervento di consulenti esterni.

Blockchain nuova o molto complessa

Quando parliamo di nuova blockchain o di fork molto complessi, i costi salgono a decine di migliaia di euro in su, spesso con una struttura da startup e round di investimento dedicati. Lo sviluppo, l’infrastruttura, la sicurezza e la governance vanno valutati caso per caso con più preventivi e non hanno niente a che vedere con un side-project da weekend.

Tabella riassuntiva in 10 secondi

I valori qui sotto sono utili solo per capire le proporzioni tra i diversi percorsi. Per un progetto reale devono essere confermati o smentiti da consulenti e fornitori che analizzano il tuo caso.

PercorsoBudget minimo indicativoTempo stimatoCompetenze richiesteRischio
Token su blockchain esistente (no/low-code)~300–3.000 €~1–4 settimanebase crypto + grafica/marketingAlto
Token + piattaforma + audit + marketing~5.000–20.000+ €~2–6 mesidev smart contract, legale, marketingMolto alto
Nuova blockchain / fork complessodecine di migliaia di € in su~6–12+ mesiteam dev senior, infrastruttura, legale, sicurezzaEstremo

Le cifre possono cambiare molto in base al paese dei fornitori, alla complessità tecnica e al livello di sicurezza richiesto.

Le 3 strade per creare una criptovaluta

In concreto hai tre macro-percorsi: token su chain esistente, fork/modifica di una blockchain o nuova blockchain da zero.

1) Creare un token su una blockchain esistente (scelta nel 90% dei casi)

Una coin ha una blockchain dedicata (Bitcoin, Ethereum), mentre un token vive sopra una blockchain esistente (es. token ERC-20 su Ethereum o BEP-20 su BNB Chain). Per il 90% dei progetti piccoli e medi la scelta più sensata è proprio il token.

Gli standard più usati sono ERC-20 su Ethereum, BEP-20 su BNB Chain e varianti simili su Polygon, Avalanche, Arbitrum e altre chain compatibili. Vantaggi principali: non devi creare una blockchain da zero, sfrutti infrastruttura e sicurezza già esistenti e puoi agganciarti a un ecosistema di wallet, DEX, esplorer e tool già pronti.

In cambio hai meno controllo su fee e regole di base, sei in concorrenza con migliaia di altri token e dipendi dalle scelte del network (aggiornamenti, congestione, costi gas).

2) Fare il fork o modificare una blockchain esistente

In questo caso prendi il codice open source di una blockchain (ad esempio un progetto già noto) e ne modifichi parametri, regole e funzioni. Ha senso solo se hai un team tecnico forte, con sviluppatori blockchain e figure DevOps, e se porti innovazioni vere: un nuovo algoritmo di consenso, funzioni particolari, casi d’uso non banali.

Devi comunque prevedere budget per nodi, sicurezza, documentazione e supporto agli utilizzatori. È un percorso intermedio: più complesso di un semplice token, ma meno estremo di una blockchain completamente nuova.

3) Progettare una blockchain nuova da zero

Qui arrivi al massimo livello di complessità. Devi progettare l’algoritmo di consenso (PoS, varianti di PoW, BFT, soluzioni ibride), definire l’architettura di rete (nodi, validatori, incentivi) e occuparti di sicurezza, infrastruttura, aggiornamenti e API per permettere agli altri di costruire sopra la tua chain.

Entrano in gioco anni-uomo di sviluppo, audit di sicurezza approfonditi e oneri legali e regolamentari significativi se coinvolgi il pubblico. Per quasi tutti i lettori di questa guida, questo non è il punto di partenza.

Guida passo-passo: creare un token su blockchain esistente

Scenario più probabile: vuoi creare un token su una blockchain esistente, non sei sviluppatore ma sei disposto a farti aiutare.

Passo 1: definisci scopo e utilità del token

La prima cosa da chiarire è perché il token esiste. A cosa serve nel tuo progetto? Cosa può fare un utente con il token che non potrebbe fare senza? Riesci a identificare i primi 100 utenti realistici che avrebbero un motivo per usarlo?

L’obiettivo è evitare il “token vuoto”, creato solo per speculare sul prezzo. Senza una funzione reale, è molto probabile che nessuno lo usi e che il valore crolli appena passa la curiosità iniziale.

Passo 2: scegli blockchain e standard

Poi devi decidere dove far vivere il token. Ethereum offre un ecosistema enorme e tanta liquidità, con fee spesso più alte; BNB Chain tende ad avere fee più basse e molti tool orientati al retail; Polygon e le varie soluzioni Layer 2 nascono per ridurre costi e aumentare velocità.

Qui vanno valutati almeno tre aspetti: quanto costano le transazioni per i tuoi utenti, quali tool pratici (generatori di token, DEX, wallet compatibili) hai a disposizione e che reputazione/stabilità ha la chain. Nella maggior parte dei casi uno standard come ERC-20 o equivalente è sufficiente.

Passo 3: progetta tokenomics e piano di guadagno

Ora devi definire i numeri. Quanti token esisteranno in totale (supply)? Come verranno distribuiti tra team, community, investitori e riserve? Sono previsti lock o vesting per evitare che qualcuno scarichi tutto immediatamente sul mercato? Ogni transazione prevede commissioni che rientrano al progetto?

Gli errori classici sono una supply enorme senza logica (token percepito come “inflazionato”), una quota eccessiva al team sbloccata da subito (sfiducia della community) e fee troppo alte che bloccano l’utilizzo reale.

Passo 4: sviluppo dello smart contract

Per lo sviluppo del contratto hai due possibilità. Puoi assumere uno sviluppatore Web3, spendendo di più ma ottenendo logiche su misura, maggiore controllo su sicurezza, upgrade e funzioni speciali. Oppure puoi affidarti a tool no-code o low-code, in cui imposti da interfaccia nome, simbolo, supply e regole di base.

Qualunque strada tu scelga, evita di reinventare la ruota: parti da template collaudati, testa tutto su testnet prima della mainnet e fai verificare a un esperto le conseguenze legali se prevedi di vendere token al pubblico, anche solo in pre-sale.

Passo 5: test, audit e sicurezza

Prima di far girare soldi veri, il token va provato in “laboratorio”. Usa le testnet per controllare tutte le funzioni principali: mint, burn, trasferimenti e eventuali funzioni speciali. Se il progetto ha un minimo di ambizione, valuta un audit esterno del contratto, anche base.

In parallelo serve un piano per la gestione delle chiavi private (chi le custodisce, come, con quali backup), per gli eventuali aggiornamenti del contratto (se upgradabile) e per la comunicazione in caso di bug o incidenti. Molti furti e molte truffe nascono proprio da smart contract scritti male o da chiavi custodite in modo approssimativo.

Passo 6: wallet, listing e community

Un token senza utenti non esiste. Decidi innanzitutto quali wallet supporteranno il tuo token (MetaMask e simili) e realizza una pagina informativa chiara che spieghi cosa fa il token, quali rischi comporta, che rimandi al contratto su un explorer e che ribadisca che non esistono rendimenti garantiti.

Se ha senso, valuta un primo listing su DEX compatibili con la blockchain scelta, verificando caso per caso le regole e tenendo conto del quadro MiCA. In parallelo imposta una community su Telegram, Discord o altri canali, con regole semplici e un tono trasparente: nessuna promessa di guadagni sicuri, nessun “to the moon”.

Passo 7: mantenimento, aggiornamenti e trasparenza

Il lancio del token non è la fine ma l’inizio. Dovrai aggiornare documentazione e roadmap, comunicare con regolarità gli sviluppi, le partnership e gli eventuali problemi e, se hai raccolto fondi, pubblicare report sull’uso delle risorse.

Preparati a gestire bug, cali di prezzo e domande su fisco e legalità. Su questi ultimi punti è meglio rimandare a documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate e a commercialisti o avvocati: la community va informata, non illusa con interpretazioni personali.

Guida sintetica per chi vuole una blockchain propria (percorso avanzato)

Se, nonostante tutto, pensi che ti serva una blockchain tua, ecco cosa significa in pratica.

Definire obiettivi e casi d’uso

Per prima cosa devi sapere perché non ti basta una chain esistente. Quale problema specifico risolvi rispetto alle soluzioni già sul mercato? Chi saranno i validatori, chi parteciperà alla rete, come verranno incentivati? Se non hai risposte solide, è un segnale che stai scegliendo un livello di complessità non giustificato.

Scegliere algoritmo di consenso e architettura

Dovrai scegliere un algoritmo di consenso (PoS, varianti BFT, soluzioni ibride, ecc.), bilanciando sicurezza, decentralizzazione e performance. Vanno anche definite le regole per fork e aggiornamenti di protocollo e il modello di governance, che può essere on-chain, off-chain o ibrido.

Nodi, sicurezza e gestione delle chiavi

Una blockchain richiede requisiti minimi per i nodi (hardware, banda, uptime), politiche di backup e hardening e procedure per la gestione delle chiavi di validatori, treasury e smart contract critici. Errori in questa fase possono rendere la rete inutilizzabile o vulnerabile.

Parametri di blocco e supply

Dovrai impostare il tempo di blocco, la dimensione massima dei blocchi e la struttura delle fee, oltre alle regole di emissione o cap del token nativo. Servono anche meccanismi anti-spam e anti-attacco, per evitare che la rete venga saturata da transazioni malevole o non economiche.

Interfacce (wallet, API, integrazioni)

Infine vanno previste interfacce concrete: wallet compatibili (sviluppati da zero o adattati), API per integrare servizi esterni e documentazione per gli sviluppatori che vorranno costruire sopra la tua chain. Senza documentazione e strumenti base, la rete resta vuota.

Sii onesto con te stesso

Se sei da solo, non sei sviluppatore e non hai un budget importante, una blockchain nuova non è il tuo percorso. Molto meglio concentrarsi su un token ben fatto o su un progetto che usa infrastrutture esistenti.

Legalità, regolamentazione e fisco in Italia/UE

La normativa è in evoluzione. Le informazioni che seguono sono solo una sintesi e possono diventare rapidamente incomplete. Prima di lanciare un token o fare offerte al pubblico, confrontati sempre con un professionista.

Dal punto di vista regolamentare, la cornice di riferimento principale è il Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati delle cripto-attività (MiCA/MiCAR), pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024, con regole per gli asset-referenced token e gli e-money token operative già dal 30 giugno 2024. È previsto inoltre un periodo transitorio fino al 1° luglio 2026 per alcuni prestatori di servizi già attivi prima dell’entrata in applicazione delle nuove regole.

Cosa prevede MiCA (in breve)

Il Regolamento (UE) 2023/1114 – MiCA/MiCAR crea un quadro unico per i mercati delle cripto-attività in tutta l’UE. In estrema sintesi:

  • definisce regole per gli emittenti di cripto-attività e per i prestatori di servizi (exchange, wallet, piattaforme di trading, ecc.);
  • richiede, in molti casi, un whitepaper con informazioni chiare su rischi, diritti e funzionamento del token;
  • prevede requisiti di trasparenza, condotta, autorizzazione e supervisione;
  • distingue fra diverse categorie di cripto-attività (asset-referenced token, e-money token, altre cripto-attività come molti utility token).

Se pensi di offrire token al pubblico in UE o di farli tradare su piattaforme che rientrano nel perimetro MiCA, il passaggio dal professionista non è opzionale: va visto caso per caso in base al tipo di token e al modello di business.

Cosa dicono Banca d’Italia, Consob ed ESMA

Banca d’Italia, Consob ed ESMA ribadiscono alcuni punti fondamentali:

  • le cosiddette valute virtuali non hanno corso legale e non sono emesse o garantite da una banca centrale;
  • l’acquisto di cripto-attività espone i risparmiatori a rischi elevati, con forti oscillazioni di prezzo in tempi brevi;
  • le tutele legali, quando ci sono, sono spesso molto limitate;
  • è possibile perdere anche tutto il capitale investito.

Se lanci una tua crypto, devi essere chiaro sui rischi anche nella comunicazione: niente promesse di rendimenti sicuri e niente linguaggio fuorviante. Inoltre, se promuovi il progetto online con contenuti che possono essere percepiti come “consigli di investimento”, ricorda che Consob ha richiamato l’attenzione anche sull’attività dei cosiddetti finfluencer, invitando a comportamenti conformi alle norme di settore.

Aspetti fiscali (solo base)

Dal 2023 l’Italia ha introdotto una disciplina specifica sulle cripto-attività con la Legge di Bilancio 2023 (L. 29 dicembre 2022, n. 197) e con la successiva circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate. In sintesi, per le persone fisiche residenti che detengono cripto-attività al di fuori dell’attività d’impresa:

  • le plusvalenze su cripto-attività, per la parte che eccede complessivamente 2.000 € annui, sono in genere soggette a imposta sostitutiva del 26%;
  • è stata introdotta un’imposta sul valore delle cripto-attività detenute, in misura analoga al 2 per mille previsto per l’imposta di bollo su altri prodotti finanziari, con regole di dettaglio su chi la applica e come si versa;
  • esistono norme su regolarizzazione, trattamento delle perdite e rideterminazione del valore fiscale.

Messaggio chiave: prima di organizzare una vendita di token, distribuire ricavi collegati al token o impostare la tua dichiarazione dei redditi basandoti su questa sintesi, parla con un commercialista esperto di cripto-attività e consulta i documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Rischi, truffe e quando è meglio fermarsi

Creare e promuovere una tua crypto ti espone a rischi operativi, legali e reputazionali, oltre a quelli finanziari.

Dal punto di vista economico il rischio principale è la volatilità estrema: il prezzo può salire in fretta, ma può anche crollare in pochi giorni o ore. A questo si aggiungono i rischi operativi (bug nei contratti, problemi di infrastruttura, errori di gestione), quelli legali e regolamentari (offerte di token non conformi alle norme) e quelli reputazionali, perché il tuo nome resta legato al progetto anche se le cose vanno male.

Nel mondo crypto sono frequenti schemi come il rug pull, dove un progetto raccoglie fondi e poi sparisce lasciando i token senza valore, o il pump & dump, con il prezzo gonfiato dal marketing e poi scaricato sul pubblico. Spesso si vedono token senza whitepaper serio o con promesse di rendimenti “garantiti”: segnali da evitare.

Checklist — Se riconosci questi segnali, meglio non continuare

Usa questa checklist come freno di emergenza: se ti riconosci in più di uno di questi punti, probabilmente è più prudente fermarti e ripensare il progetto prima di spendere altri soldi.

  • Non sai spiegare in due frasi a cosa serve il token.
  • Il piano dipende quasi solo dall’aumento di prezzo, non dall’uso reale.
  • Nessuno nel team vuole metterci nome e cognome.
  • Non hai budget adeguato per sicurezza, legale e tasse.

Alternative più semplici per guadagnare con le criptovalute

Spesso è più sensato usare progetti esistenti invece di inventarti una moneta da zero: riduci complessità, costi e rischio regolamentare.

Usare progetti esistenti invece di crearne uno tuo

Una prima via è usare app per guadagnare crypto in Italia, che permettono di accumulare piccole quantità di criptovalute con attività specifiche, sempre con attenzione ai rischi:
app per guadagnare crypto in Italia

Un’altra opzione è affidarsi a exchange regolamentati e conosciuti per servizi come staking, Earn, Launchpool o carte con cashback in crypto, mantenendo la massima prudenza:
guadagnare con Binance (staking, Earn, Launchpool)
guadagnare con Crypto.com (cashback, Earn, carte)

Se ti interessa più la creatività digitale che una nuova moneta, puoi guardare al mondo NFT:
app per creare NFT se ti interessa più l’arte digitale che una nuova moneta
come creare un NFT e venderlo passo-passo

Se invece ti incuriosisce l’ecosistema più ampio del Web3 e del Metaverso, puoi costruire servizi o investire in progetti che già esistono:
investire nel Metaverso senza creare una criptovaluta
modelli di guadagno nel Metaverso

Infine, per capire meglio la dinamica dei token “premio”, puoi studiare casi concreti di app che premiano comportamenti con micro-ricompense, come:
app che ti pagano per camminare (token e crypto)

Anche qui non ci sono guadagni garantiti: sono solo modi diversi di esporsi alle cripto-attività, di solito più semplici del creare una moneta propria.

Checklist finale prima di lanciarti

Prima di premere “go”, ripassa questi punti:

  • Ho capito la differenza tra token e coin e so quale ha senso nel mio caso.
  • Ho scelto tra token su chain esistente, fork o nuova chain, sapendo che quest’ultima è la più complessa.
  • Ho un budget compatibile con il percorso scelto e un team o fornitori affidabili per sviluppo, sicurezza, marketing e compliance.
  • Ho già parlato, o ho in agenda, un incontro con un avvocato e un commercialista esperti di cripto-attività, MiCA e fisco.
  • Ho un piano di comunicazione trasparente, senza promesse di guadagni garantiti, e accetto l’idea che il progetto possa non generare profitti.

Domande frequenti (FAQ)

1. È legale creare una criptovaluta in Italia?

Sì, creare una criptovaluta in sé non è vietato. Il quadro cambia quando inizi a raccogliere fondi dal pubblico, offrire token come investimento o fornire servizi crypto strutturati: in questi casi potresti rientrare in un perimetro regolato (MiCA, antiriciclaggio, tutela degli investitori) e servono spesso una società, documentazione e consulenza legale. Va valutato caso per caso.

2. Quanto costa creare una criptovaluta?

Dipende dal percorso scelto. Un token su blockchain esistente con tool semi-pronti può costare da poche centinaia a qualche migliaio di euro. Un progetto più serio con sviluppo dedicato, audit, legale e marketing parte facilmente da 5.000–20.000 € o più. Sono stime indicative, non garanzie: per un progetto concreto servono preventivi reali.

3. Posso creare una criptovaluta senza programmare?

Esistono tool no-code che permettono di generare token impostando solo alcuni parametri. Tuttavia, senza competenze tecniche minime rischi di creare contratti insicuri o progetti inutilizzabili. In ogni caso ti servirà qualcuno che ti aiuti su sicurezza, aspetti legali, tassazione e comunicazione.

4. Come si guadagna con una propria criptovaluta?

In teoria puoi guadagnare da commissioni sulle transazioni, vendita iniziale di token, servizi collegati o integrazioni in DeFi. Nella pratica, la maggior parte dei progetti non esplode mai e molti token perdono valore. Non esistono guadagni garantiti: è un progetto imprenditoriale ad alto rischio, non una scorciatoia.

5. Quanto tempo serve per lanciare una criptovaluta?

Un token semplice può essere creato in giorni o poche settimane, mentre costruire un progetto credibile — con documentazione, test, community e eventuali autorizzazioni — richiede mesi. Più l’obiettivo è ambizioso, più devi considerare tempi lunghi per sviluppo, legale e marketing.

6. Che differenza c’è tra token e coin?

Una coin ha una propria blockchain, con rete, nodi e consenso dedicati. Un token vive sopra una blockchain esistente (come Ethereum o BNB Chain) e sfrutta la sua infrastruttura. Per il 90% dei progetti di piccole dimensioni è più sensato creare un token piuttosto che una nuova coin.

7. Creare una criptovaluta è rischioso?

Sì. È rischioso sia per chi la sviluppa sia per chi la compra. Le autorità europee e italiane ricordano che molte cripto-attività sono altamente speculative, molto volatili e non adatte alla maggior parte dei risparmiatori. È facile perdere tutto il capitale investito, anche rapidamente.

8. Come vengono tassati i guadagni da criptovalute in Italia?

Dal 2023 esiste un quadro specifico per le cripto-attività nell’ordinamento italiano, che prevede — per le persone fisiche residenti — la tassazione delle plusvalenze oltre una certa soglia con imposta sostitutiva (oggi al 26%) e, in alcuni casi, un’imposta sul valore annuale delle cripto-attività. Ci sono anche regole sulla regolarizzazione e sulle perdite. Le norme sono tecniche e in evoluzione: per casi concreti è meglio parlare con un commercialista e consultare i documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

9. Posso lanciare una ICO per finanziare il mio progetto?

In passato molte startup hanno usato le ICO per raccogliere capitali, ma oggi le offerte al pubblico di cripto-attività sono strettamente regolamentate in UE. Servono documentazione adeguata, rispetto delle norme su trasparenza e tutele per gli investitori. Farlo “fai da te”, senza un legale, è molto rischioso e va sempre valutato con un professionista.

10. Quali alternative ho se non voglio creare la mia crypto?

Puoi costruire servizi sopra blockchain esistenti, usare NFT, creare community basate su token di terzi o semplicemente investire con cautela in progetti già consolidati. Spesso è molto più efficace (e meno rischioso) che inventare una nuova moneta da zero, soprattutto se parti da solo.

Conclusione: 3 passi da fare oggi

1. Decidi se ti serve davvero una crypto tua

Chiediti con onestà se non bastano un semplice token, un programma punti o un servizio costruito sopra blockchain esistenti. In molti casi puoi ottenere risultati simili con molta meno complessità e meno rischio.

2. Scegli il percorso e stima budget/tempo

Decidi se puntare su un token su chain esistente, su un fork o su una nuova blockchain. Definisci da subito quanto puoi investire, quanto tempo puoi dedicare e che tipo di team o fornitori ti servono per farcela in modo sostenibile.

3. Prima di spendere soldi, informati sul serio

Prima di muovere denaro, leggi gli avvisi di Banca d’Italia e Consob sui rischi delle cripto-attività e confrontati con un avvocato e un commercialista esperti in materia. Solo dopo decidi se ha senso andare avanti con la tua criptovaluta o se è meglio usare alternative più semplici per esporsi al mondo delle criptovalute.

14 commenti su “Come creare una criptovaluta (e provare a guadagnarci) in Italia nel 2026”

  1. Interessante guida! Mi piace come vengono spiegati i passaggi in modo chiaro e accessibile. Potrebbe essere davvero utile per chiunque voglia avventurarsi nel mondo delle criptovalute

  2. non avrei mai immaginato che la creazione di una criptovaluta potesse essere così dettagliata e spiegata in modo semplice

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