Domenico Sottile
Domenico Sottile è un professionista del marketing digitale e scrittore con oltre 7 anni di esperienza nell'aiutare le persone a guadagnare online. Ha lavorato con diverse aziende e startup, offrendo consulenza su strategie di marketing, affiliazione e e-commerce. Domenico è appassionato di condividere le sue conoscenze attraverso articoli informativi e guide pratiche per il successo online.
Hai un blog di cucina pieno di ricette, foto bellissime e commenti affettuosi… ma il conto in banca non se ne è ancora accorto?
In altre parole: non ti interessa solo condividere ricette per passione, ma capire come guadagnare con un blog di ricette senza snaturare il tuo modo di cucinare e di comunicare.
È una situazione molto più comune di quanto pensi: il food è una delle nicchie più affollate, ma anche una di quelle con più possibilità, se inizi a trattare il blog come qualcosa che può – e deve – generare entrate.
In questa guida vediamo come trasformare un blog di ricette in un food blog che guadagna.
Non parleremo solo di AdSense e “speriamo che vada bene”, ma di modelli concreti:
- affiliazioni su utensili e ingredienti
- sponsorizzazioni con brand food
- ebook di ricette, corsi, membership
- servizi su misura per il tuo pubblico.
Se hai un blog in un’altra nicchia, può esserti utile la guida generale su come guadagnare con un blog. Qui invece ci concentriamo solo sui blog di cucina.
Per guadagnare con un blog di cucina devi combinare tre cose: una nicchia chiara, contenuti che risolvono problemi reali (non solo ricette a caso) e almeno un modello di monetizzazione scelto e curato nel tempo, come affiliazioni, prodotti digitali o sponsorizzazioni con brand food.
Per chi è questa guida (e cosa imparerai)
Quello che stai per leggere è pensato per te se:
- hai già un blog di cucina online, ma oggi è soprattutto un hobby
- pubblichi ricette da mesi o anni, vedi crescere il traffico, ma i guadagni sono inesistenti o simbolici
- stai per aprire un food blog e vuoi impostarlo fin da subito con una prospettiva di monetizzazione.
Alla fine di questa guida avrai chiaro:
- se il tuo blog di cucina è già pronto per monetizzare e in quale fase ti trovi
- quali sono i modelli di guadagno più sensati per il tuo caso
- come applicare affiliazioni, sponsor, prodotti digitali e servizi al mondo food
- come impostare un piano di 90 giorni per fare i primi passi senza perderti.
Puoi leggerla dall’inizio alla fine, oppure usare l’indice per saltare alle sezioni che ti servono di più adesso (per esempio “strategie di monetizzazione” o “piano 30/60/90 giorni”).
Perché puoi fidarti di quello che leggi qui
Negli ultimi anni ho lavorato e sperimentato su diversi blog, miei e di altre persone, che monetizzano in modi diversi:
- blog basati su affiliazioni
- blog che vendono ebook, corsi e risorse digitali
- blog che generano clienti per servizi e consulenze.
Il mondo food è uno di quelli che conosco meglio: ho visto food blog nati da zero diventare progetti che portano sponsor, vendite di prodotti digitali e opportunità che vanno ben oltre “la ricetta del giorno”.
Questa guida non nasce da teorie astratte, ma da test reali: strategie che hanno funzionato, errori costosi e soprattutto pattern che tornano quando un blog di cucina smette di essere solo una raccolta di ricette e inizia a diventare un piccolo business.
Negli ultimi anni ho visto food blog passare da “qualche centinaio di visite al mese e zero entrate” a progetti che generano richieste di sponsorizzazioni, vendite costanti di ebook e corsi, semplicemente mettendo in ordine le basi che trovi in questa guida.
Il tuo blog di cucina è pronto a monetizzare?
Prima di parlare di sponsor, affiliazioni ed ebook di ricette, serve una cosa molto più terra-terra: capire da che punto stai partendo.
Un blog di cucina che riceve 700 visite al mese non è nella stessa situazione di uno che ne fa 30.000, anche se entrambi pubblicano “ricette”.
Se ti aspetti gli stessi risultati in tempi simili, ti stai preparando una delusione.
Questa sezione serve a farti rispondere a due domande:
- esiste già un pubblico per quello che fai?
- in che “fascia” si trova il tuo food blog in questo momento?
Le metriche minime da guardare
Non ti serve diventare un ninja di Analytics. Ma servono alcuni numeri base, altrimenti qualsiasi discorso sulla monetizzazione è solo intuito.
Il primo è il traffico: quante visite arrivano in un mese. Non devi sapere il numero esatto al singolo clic; ti basta un ordine di grandezza. Vedere che passi, ad esempio, da 800 a 1.500 visite al mese è già un segnale importante.
Poi ci sono le pagine che reggono il blog: le cinque più viste. Spesso sono sempre le stesse tre o quattro ricette che “tirano il carro”. Sapere quali sono ti dice dove ha senso iniziare a inserire una call to action, un link affiliato, un invito a iscriversi.
Il tempo che le persone passano sulle tue ricette è un altro segnale chiave. Se aprono la pagina, scrollano un secondo e chiudono, non stanno davvero cucinando con te; probabilmente stanno solo facendo zapping tra una ricetta e l’altra. Se invece restano qualche minuto, tornano indietro sugli ingredienti, magari stampano o salvano, è molto più probabile che siano lettori su cui potrai costruire qualcosa.
Infine, guarda se il blog raccoglie già qualche forma di risposta attiva: iscrizioni alla newsletter, download di un pdf, messaggi in cui ti chiedono consigli o varianti. Anche se i numeri sono piccoli, sono il segnale che non stai parlando al vuoto.
Se oggi non hai ancora nessuno strumento di analisi attivo, la priorità non è “come faccio a fare soldi?”, ma “come faccio a vedere cosa sta succedendo?”. Senza dati, ogni scelta sulla monetizzazione è un tiro nel buio.
Fasce di traffico tipiche dei food blog
Detto questo, come capisci in che fase sei?
Non esiste una classificazione ufficiale, ma puoi usare questa griglia mentale per orientarti.
Un food blog piccolo è quello che fa poche centinaia o, al massimo, un migliaio di visite al mese. Di solito è un progetto giovane, o aggiornato a ondate: ci sono alcune ricette che iniziano a muoversi su Google o Pinterest, ma la crescita è ancora irregolare. Qui ha poco senso pensare subito a banner e sponsorizzazioni importanti; quello che ti interessa è capire se il tema che hai scelto sta davvero attirando qualcuno e quali contenuti funzionano meglio.
Guida: 25 strategie (testate) per aumentare il traffico del blog nel 2025.
Un food blog con traffico medio viaggia tra qualche migliaio e qualche decina di migliaia di visite al mese. Hai già ricette che portano traffico costante, noti picchi stagionali (Natale, Pasqua, estate) e una certa riconoscibilità sui social. In questa fase puoi iniziare a ragionare seriamente su affiliazioni, primi prodotti digitali e collaborazioni mirate: non sei più nella fase “vedo se funziona”, ma in quella “capisco cosa funziona di più”.
Un food blog grande si comporta quasi come un piccolo magazine: decine o centinaia di migliaia di visite al mese, nuove ricette pubblicate con costanza, presenza su più canali (blog, social, newsletter), community che ti riconosce per nome. Qui ha senso parlare di vero e proprio ecosistema di monetizzazione: mix di sponsor, prodotti, affiliazioni, magari membership o corsi strutturati.
Non fissarti ossessivamente sui numeri. Quello che ti interessa è capire se sei ancora nella fase “sto testando l’idea e il posizionamento” oppure se hai già abbastanza lettori per impostare una strategia di monetizzazione più decisa.
Quanto si può guadagnare con un blog di cucina?
La domanda è più che legittima. La risposta, purtroppo, non è un numero secco.
Non esiste una cifra fissa: un piccolo blog di cucina può guadagnare poche decine di euro al mese, mentre un food blog ben posizionato con sponsor e prodotti propri può arrivare a cifre molto più alte. Dipende da nicchia, traffico e modello di monetizzazione.
Quello che vedo più spesso, lavorando con blogger e piccoli progetti editoriali, è che i risultati arrivano quando smettono di puntare tutto su un solo canale (di solito gli ads) e iniziano a combinare in modo intelligente almeno due leve tra affiliazioni, prodotti digitali e collaborazioni.
Ci sono food blogger che, nonostante anni di ricette pubblicate, guadagnano poche decine di euro all’anno. Altri, con numeri simili di traffico, usano il blog come base per entrate ricorrenti da sponsorizzazioni, prodotti digitali, corsi, consulenze, e arrivano ad avere opportunità offline come libri, eventi, collaborazioni con brand importanti o persino apparizioni in tv.
La differenza raramente è “solo” la fortuna. Il potenziale di guadagno dipende soprattutto da quattro leve:
- quanto è definita la tua nicchia: un blog che parla a “chiunque cucini qualsiasi cosa” non ha la stessa forza di uno che si rivolge in modo preciso a persone celiache, vegane, mamme con poco tempo, studenti fuori sede, ecc.
- il modello di monetizzazione che scegli: puntare solo su AdSense è molto diverso dal combinare affiliazioni, prodotti digitali e sponsor in modo intelligente.
- il traffico che riesci a generare in modo costante nel tempo, senza vivere solo di picchi occasionali.
- la forza della tua community: la differenza tra visite anonime e persone che ti seguono, ti leggono in newsletter, provano le tue ricette e si fidano delle tue scelte.
Due food blog con lo stesso numero di visite possono avere risultati economici completamente diversi proprio perché queste leve sono impostate in modo diverso.
Per non trasformare questa guida in un elenco di numeri e scenari, tutta la parte con range di guadagno, esempi per nicchia e un calcolatore di stima l’ho raccolta in un articolo dedicato:
Qui restiamo concentrati su come far sì che il tuo blog di cucina sia messo nelle condizioni migliori per poterci arrivare.
Come monetizzare un blog di cucina: le principali strategie
Se stai cercando di capire come monetizzare un food blog senza riempirlo solo di banner, questa è la parte che ti interessa di più: qui vediamo quali sono i modelli più sensati per guadagnare con un blog di ricette e come adattarli al tuo stile e al tuo pubblico.
Le leve di monetizzazione, in teoria, sono sempre le stesse: affiliazioni, sponsor, prodotti, servizi, pubblicità, membership.
La differenza, per un food blog, sta tutta nel come le trasformi in qualcosa che abbia senso tra ricette, ingredienti, utensili e persone che cucinano davvero.
L’obiettivo non è attivarle tutte insieme, ma capire quali sono più naturali per il tuo stile, il tuo pubblico e il momento in cui si trova il blog.
Come monetizzare un food blog se parti quasi da zero
Se il tuo obiettivo è farti pagare col tuo blog di cucina, ma oggi hai poco traffico e nessun modello di guadagno attivo, il punto non è attivare tutto insieme. Ha molto più senso scegliere un solo modo per guadagnare con un food blog – ad esempio affiliazioni o un piccolo prodotto digitale – e costruirgli intorno ricette, pagine e call to action pensate apposta.
Affiliate marketing per utensili, ingredienti e corsi di cucina
L’affiliate marketing è, in pratica, il “ti consiglio quello che uso e se lo compri tramite il mio link, prendo una commissione”.
Nel mondo food è quasi spontaneo: ogni ricetta è una scena concreta in cui usi strumenti, ingredienti, libri, corsi. Se li useresti comunque, trasformarli in affiliazioni è un passaggio logico, non un forzatura.
Puoi partire dagli strumenti che usi tutti i giorni: la teglia su cui ti viene sempre la pizza perfetta, il coltello che hai da anni, la planetaria che ti ha cambiato la vita, quel piccolo elettrodomestico che ti fa risparmiare mezz’ora a ricetta. Lo stesso vale per gli ingredienti particolari: farine “strane”, spezie che non si trovano al supermercato sotto casa, lieviti con una resa diversa. E poi ci sono i contenuti formativi: i libri di ricette che hai consumato, i corsi di cucina online che ti hanno fatto migliorare davvero.
Le ricette, da questo punto di vista, sono perfette: non stai parlando di un prodotto in astratto, lo stai usando. Se mostri come preparare una focaccia e, mentre impasti, spieghi perché quello stampo in ferro smaltato ti fa venire sempre la crosta giusta, il link affiliato ha una sua naturalezza. È parte della storia, non un banner infilato a caso.
Per cominciare ha senso guardare quali sono le ricette più lette e chiederti: “Qui c’è almeno uno strumento, un ingrediente o una risorsa che consiglierei a un amico?”. Se la risposta è sì, quello è il primo posto in cui inserire un link o un breve paragrafo in cui spieghi cosa usi e perché. In parallelo puoi creare una pagina “I miei strumenti in cucina”, ordinata e aggiornata, dove raccogli tutto ciò che consigli in un unico posto e alla quale rimandare spesso.
La cosa importante è il tono: il lettore deve sentire che stai condividendo oggetti che usi davvero, con argomenti reali (“questo coltello lo affilo da anni e non mi ha mai tradito”), non una lista di link buttati lì perché “pagano bene”.
Sponsorizzazioni e collaborazioni con brand food
Le sponsorizzazioni entrano in gioco quando il tuo blog inizia ad avere:
- numeri che non fanno ridere
- uno stile riconoscibile (foto, tono, tipo di ricette)
- un pubblico definito.
A quel punto possono succedere due cose: o sono i brand (o le agenzie) a trovare te, o sei tu a proporti a loro. In entrambi i casi, quello che vendi non è una singola ricetta, ma un pacchetto fatto di contenuti, credibilità e relazione con i tuoi lettori.
Una collaborazione può essere una ricetta creata su misura per un determinato prodotto, una serie di idee per un periodo specifico (menu di Natale, ricette estive, proposte “schiscetta” per l’ufficio), oppure una campagna che vive su più canali: articolo sul blog, stories su Instagram, magari una newsletter dedicata. Il blog, qui, è spesso il “contenuto pilastro” che poi viene amplificato altrove.
Perché queste collaborazioni smettano di essere “ogni tanto arriva un barattolo in regalo” e diventino una voce di entrata seria, serve un po’ di struttura. Chi arriva sul tuo sito dovrebbe trovare una pagina tipo “Collabora con me” dove spieghi che tipo di progetti fai, che stile hai, che tipo di pubblico ti segue. A te, invece, serve almeno una bozza di listino mentale: cifre sotto le quali sai che non ti conviene scendere, cosa include una collaborazione base, cosa costa di più (ad esempio, diritti sulle foto, uso del tuo contenuto su canali del brand, esclusiva di categoria).
La regola principale è semplice: dovresti lavorare quasi solo con brand i cui prodotti potresti tranquillamente usare e consigliare anche senza essere pagato. Accettare collaborazioni completamente fuori target, solo perché arrivano soldi o prodotti, è il modo più veloce per far sentire i lettori usati, non accompagnati.
Prodotti digitali: ebook di ricette, menu e piani alimentari
I prodotti digitali sono il modo in cui prendi la tua esperienza in cucina e la trasformi in qualcosa che si compra con un clic. Non è “vendere le ricette” che già sono sul blog, ma organizzare il tuo sapere in un formato che aiuta davvero a risolvere un problema.
Nel food questo può voler dire un ebook di ricette dedicato solo al meal prep della domenica, una raccolta di piatti unici per chi ha dieci minuti la sera, un percorso per imparare a fare pane con lievito madre senza impazzire, un pacchetto di menu settimanali già pronti con lista della spesa abbinata. La differenza rispetto al blog è che qui costruisci un percorso: non “cinque ricette buone”, ma “un modo di affrontare un problema per un certo tipo di persona”.
Per capire da dove partire, guarda le richieste che ricevi più spesso: “Hai altre ricette senza lattosio?”, “Hai un menu per chi lavora fuori tutto il giorno?”, “Mi fai un programma per usare meglio il freezer?”. Le domande ripetute sono spesso il seme di un buon prodotto. Il primo non deve essere enorme: un ebook con 30–40 ricette legate da un filo logico è già più che sufficiente per iniziare.
Una volta pronto, va “integrato” nel blog: menzionato in fondo alle ricette più pertinenti, linkato nella sidebar, promosso ogni tanto in newsletter. Non serve trasformare ogni post in un pitch, basta che chi entra nel tuo mondo si accorga che, oltre alle ricette gratuite, esiste anche un livello in più per chi ha bisogno di qualcosa di più strutturato.
Corsi di cucina online e workshop
Se cucinare ti piace, ma insegnare ti fa brillare gli occhi, i corsi sono il naturale passo successivo.
Invece di limitarti a scrivere ricette, ti metti di fronte (o dietro) a una videocamera e accompagni le persone lungo un percorso: far lievitare l’impasto in modo giusto, non bruciare più le torte, organizzare i pasti della settimana, approfondire una cucina specifica (veg, regionale, senza glutine…).
Le forme possono essere diverse: un corso registrato che i partecipanti seguono quando vogliono, un percorso di alcune settimane con appuntamenti fissi e gruppo di supporto, workshop dal vivo su Zoom in cui cucinate “insieme” la stessa ricetta o lo stesso menu. Rispetto a un ebook, il corso ti permette di mostrare mani, consistenze, errori da evitare e di creare una relazione più diretta con chi ti segue. È anche più facile chiedere un prezzo più alto, perché il valore percepito è maggiore.
Quando inizi, però, non serve pensare al “corso definitivo su tutta la cucina italiana”: rischi di non partire mai. Molto più sano è immaginare qualcosa di piccolo ma concreto, come un workshop di due ore su un tema che ti chiedono continuamente (pane in casa, lievitati dolci, meal prep, cucina per principianti) o un mini-corso in tre lezioni su una preparazione specifica. Il blog, in tutto questo, è il posto in cui racconti il corso, mostri qualche anteprima e fai arrivare lì le persone che hanno già dimostrato interesse per quel tipo di contenuti.
Servizi: consulenze, piani personalizzati e non solo
Un blog di cucina può essere anche una vetrina per servizi che vanno oltre la singola ricetta.
Qui il “se” e il “come” dipendono molto da chi sei tu. Se hai una formazione in nutrizione, dietistica o ambiti simili, puoi offrire percorsi personalizzati con menu e ricette studiati per specifiche esigenze (sempre nel rispetto delle normative e delle abilitazioni richieste). Se sei cuoco o formatore, puoi proporti per lezioni private, cene a domicilio, consulenze per ristoranti o per piccole attività che vogliono migliorare la loro offerta. Se il tuo punto forte è la parte visiva, il blog può mostrarti come food photographer e stylist, e diventare il posto dove brand e locali vedono ciò che sai fare con piatti, luce e impiattamento.
In tutti questi casi il blog ha due funzioni: raccontare il tuo modo di lavorare e far capire che esistono servizi specifici, non solo ricette. Una pagina “Servizi”, spiegata bene, con esempi, casi e magari qualche testimonianza, spesso vale più di mille post su Instagram. L’errore più comune è dare per scontato che i lettori capiscano da soli che puoi aiutarli “anche oltre il blog”: finché non lo scrivi in modo esplicito, per loro sei “quello/a delle ricette” e basta.
Membership e abbonamenti: ricette premium e community
Se nel tempo hai costruito una community che ti segue ovunque, non solo quando cerca “torta di mele veloce” su Google, una membership può diventare interessante.
In pratica chiedi alle persone di pagare una cifra ricorrente in cambio di qualcosa che non si esaurisce in un singolo prodotto: nuove ricette ogni mese, menu sempre aggiornati, accesso a un’area riservata, chat privata, sessioni Q&A, sconti sui corsi. È come creare un “cerchio interno” della tua community, dove chi è più coinvolto riceve più valore e, in cambio, ti aiuta a rendere il progetto sostenibile nel tempo.
Non è però il modello da cui partire a freddo: funziona quando hai già dimostrato che quello che fai serve davvero a qualcuno, e quando hai provato almeno uno o due prodotti “one shot” (ebook, corsi) che ti hanno fatto capire quali sono i bisogni reali delle persone. La membership chiede continuità da entrambe le parti: l’abbonato paga ogni mese, tu devi mantenere la promessa ogni mese. Se ti piace l’idea, puoi cominciare con una formula minimale, per esempio un contenuto premium a settimana e un incontro dal vivo al mese, e far crescere la proposta insieme alle persone che ti seguono più da vicino.
Pubblicità display su un blog di cucina
Gli annunci (AdSense e simili) sono un po’ il riflesso automatico di chi pensa a “monetizzare un blog”: metto i banner, arrivano i soldi. Nel food possono funzionare, ma vanno maneggiati con attenzione.
Hanno più senso quando il blog fa tante visualizzazioni su ricette che portano molto traffico da Google o Pinterest, soprattutto se chi arriva tende a navigare più pagine per volta. In quel caso ogni visita, sommata a tutte le altre, può diventare una piccola entrata che, su grandi numeri, inizia a pesare.
Il problema è che, in un contesto dove le immagini e l’estetica sono fondamentali, riempire le pagine di annunci può rovinare in un attimo l’esperienza: tempi di caricamento più lunghi, banner che interrompono ingredienti e procedimento, pop-up invasivi. Se il lettore sta cucinando e deve lottare con la pagina che salta, non è esattamente l’associazione positiva che vuoi creare con il tuo brand.
Se decidi di usare gli ads, il modo più sano di procedere è partire in piccolo: pochi posizionamenti scelti con cura, magari solo su ricette ad altissimo traffico che non sono centrali per altre strategie di monetizzazione. Poi osservi cosa succede: come cambiano tempo di permanenza, rimbalzo, commenti, eventuali email di lamentele. Se vedi che la resa economica è bassa e il fastidio alto, è il segnale che è meglio ridimensionare e concentrarti su leve più coerenti con il tipo di relazione che vuoi avere con chi cucina con te.
In sintesi, queste sono tutte leve valide, ma non sono tutte uguali per tutti. Un blog di cucina molto visuale, con forte presenza su Instagram, magari troverà più naturale sponsorizzazioni e corsi; un blog ultra-nicchia, molto tecnico, potrebbe andare fortissimo con prodotti digitali e consulenze; un blog con grandi numeri da Google potrà permettersi un mix più ampio.
Il passo successivo, nel piano dell’articolo, è proprio scegliere qual è la combinazione giusta per te adesso, invece di provare a fare tutto contemporaneamente.
Esempi di modelli che funzionano (food edition)
Tutta la teoria ha senso solo se riesci a vederti dentro uno scenario concreto.
Qui ti porto tre casi-tipo in cui si ritrovano il 90% dei food blog che vogliono iniziare a guadagnare.
Food blog piccolo ma super verticale
Immagina un blog che parla solo di dolci senza glutine, oppure solo di cucina vegetariana per chi parte da zero, o ancora solo di ricette per bambini piccoli con poco tempo a disposizione.
Il traffico non è enorme: poche centinaia, magari un migliaio di visite al mese. Ma chi arriva sa esattamente cosa trova, e spesso ha un problema ben chiaro da risolvere.
Qui il punto non è “come faccio ad arrivare a 50.000 visite?”, ma “come posso aiutare meglio queste poche persone, così tanto in target, e farmi pagare per farlo?”.
In casi come questo funzionano molto bene i servizi su misura: sessioni individuali in cui aiuti una mamma a organizzare i pasti senza allergeni, un principiante a impostare una dispensa vegetariana sensata, qualcuno che ha poco tempo a costruirsi una routine di meal prep. Anche un piccolo servizio, come una consulenza singola o un pacchetto di poche settimane, può avere un prezzo dignitoso e fare davvero la differenza per chi lo acquista.
Accanto ai servizi, ha senso affiancare un primo prodotto digitale molto mirato: un ebook con 30 ricette senza glutine per la colazione, un mini corso video per impostare il meal prep del weekend, un pacchetto di menu per due settimane con lista della spesa inclusa. Non ti serve un pubblico enorme: se, su poche centinaia di lettori, una piccola percentuale compra un prodotto da 20–30€, quella cifra diventa subito interessante rispetto al traffico.
In questo modello il blog è più un “biglietto da visita approfondito” che un magazine: dimostra che sai di cosa parli e attira le persone giuste, anche se sono poche. La monetizzazione arriva perché il valore per singola persona è alto, non perché i numeri sono giganteschi.
Food blog con traffico medio e forte presenza su Google
Qui parliamo di blog che hanno già un minimo di struttura: diverse ricette posizionate bene, qualche articolo che porta visite in modo costante, picchi prevedibili durante le feste o in certi periodi dell’anno. Non sei più all’inizio, ma non sei neanche un colosso.
Chi arriva sul tuo sito spesso ti trova tramite una ricerca specifica: “torta di mele senza burro”, “pasta al forno veloce”, “ricette con zucchine al forno” e così via. Questo è perfetto per modelli che lavorano bene proprio sulla combinazione traffico mirato + intenzione chiara.
In uno scenario del genere, le affiliazioni strutturate hanno un potenziale enorme: non si tratta solo di infilare qualche link qua e là, ma di costruire contenuti pensati per chi è già molto vicino alla decisione (“i coltelli che uso ogni giorno in cucina”, “come scegliere la teglia giusta per i dolci”, “corsi online per imparare a fare il pane in casa”). Accanto alle affiliazioni, i prodotti digitali diventano l’estensione naturale delle ricette: ebook tematici, percorsi per stagione, menu settimanali con lista della spesa, corsi su preparazioni specifiche.
Le sponsorizzazioni, in questo contesto, possono entrare soprattutto nei momenti forti dell’anno: campagne legate al Natale, alla Pasqua, all’estate, a periodi di “buoni propositi” (detox, cucina più sana). Hai abbastanza numeri per essere interessante per i brand e, se hai un posizionamento chiaro, sei anche in grado di scegliere quelli giusti.
Gli ads, qui, possono fare da “tappeto di fondo”: non sono la star principale del modello, ma possono aggiungere una quota extra alle entrate senza diventare il centro di tutto. Il grosso, però, arriva da come combini il traffico organico con offerte chiare e coerenti con ciò che le persone stanno cercando quando finiscono sulle tue pagine.
Food blog generalista con tanto traffico
Terzo caso: il blog “enciclopedico”. Tantissime ricette, tanto traffico, magari anni di attività alle spalle. Le persone arrivano per storie e piatti di ogni tipo: dolci, primi, secondi, ricette regionali, ricette veloci, ricette dietetiche. I numeri sono alti, ma il pubblico è più diffuso, meno definito.
In una situazione così, è realistico che la base del modello siano gli ads: con molte visualizzazioni, anche un rendimento moderato per pagina può portare cifre significative a fine mese. Non è il male assoluto, è una leva logica quando il volume è grande. Il problema è fermarsi lì, come se l’unica strada fosse riempire le pagine di banner.
Il lavoro interessante comincia quando inizi a chiederti: “Tra tutte le cose che faccio, quali sono le aree più ‘money’?”. Magari scopri che le ricette per un certo tipo di dieta portano lettori molto motivati, che le guide sugli strumenti da cucina hanno un comportamento diverso dalle altre, o che le rubriche su come organizzare i pasti attirano un pubblico particolare. Sono questi “pezzi di blog” che puoi iniziare a trattare come micro-nicchie con propria monetizzazione: affiliazioni specifiche, prodotti dedicati, corsi su quei temi.
Con il tempo, sviluppare queste aree più verticali ti aiuta anche a spostare l’identità del blog: da “ricette di tutto un po’” a “punto di riferimento per questo tipo di cucina o di stile di vita”. Gli ads continuano a dare una base, ma diventano solo una parte di un sistema più vario, in cui non ti affidi solo al numero di pagine viste, ma anche al valore che crei per i lettori giusti.
In questo modello il vero lavoro non è aggiungere un’altra forma di monetizzazione a caso, ma decidere con chi vuoi davvero parlare e quali parti del tuo blog hanno il potenziale per diventare qualcosa di più di una ricetta in mezzo alle altre. Quando lo capisci, le scelte sui modelli di guadagno diventano molto più semplici.
Piano 30/60/90 giorni per il tuo blog di cucina
L’obiettivo di questo piano non è “fare il botto in tre mesi”, ma smettere di girare in tondo.
In 90 giorni vuoi passare da “ho un blog di ricette” a “so cosa sto facendo, perché lo faccio e dove sta iniziando a entrare qualcosa”.
Giorni 0–30: metti ordine
La prima fase è più da “medico di base” che da stratega del marketing: guardi lo stato di salute del blog e fai quei piccoli interventi che cambiano tutto nel medio periodo.
Per prima cosa assicurati che le statistiche funzionino davvero. Non basta avere installato Analytics tre anni fa: controlla che i dati stiano arrivando, che non ci siano doppie misurazioni, che le pagine principali compaiano nei report. Senza questo, ogni passo successivo è basato sulle sensazioni.
Poi vai a caccia delle tue colonne portanti: quali ricette portano più visite? Quali articoli non sono ricette ma attirano comunque traffico (guide, raccolte, articoli “come fare…”)? Spesso scoprirai che un pugno di contenuti regge tutto il resto. Mettili in lista: saranno il campo di prova per la monetizzazione.
In questa fase è anche il momento giusto per chiederti: “Che tipo di blog di cucina voglio essere?”. Non serve stravolgere tutto, ma avere un’idea di focus aiuta moltissimo. Sei quello/a delle ricette veloci per chi torna tardi, dei dolci della tradizione, della cucina vegetale semplice, della cucina per famiglie? Più chiaro è questo punto, più sarà facile parlare alle persone giuste e scegliere modelli di guadagno sensati.
Infine, se ancora non raccogli email, metti almeno un primo punto di contatto: un form semplice nella sidebar, a fine ricetta, o una piccola risorsa scaricabile (ad esempio un mini pdf con cinque ricette “salvavita”). Non deve essere perfetto, deve esistere. Ogni indirizzo email è un pezzo di indipendenza in più dagli algoritmi.
In questi primi trenta giorni non ti giudicare dal denaro che entra, ma dalla risposta a una domanda: “Ho più controllo e più chiarezza di prima su cosa succede nel mio blog?”. Se la risposta è sì, sei sulla strada giusta.
Giorni 31–60: scegli una strategia principale
Adesso arriva il momento in cui devi prendere posizione.
Non puoi provare tutto contemporaneamente: rischieresti di avere quattro esperimenti a metà e nessun risultato pulito.
Scegli un solo canale principale su cui concentrarti per i prossimi due mesi. Potrebbe essere l’affiliate marketing se usi già molti strumenti e ingredienti particolari; le sponsorizzazioni se hai buona presenza social e un’estetica forte; un prodotto digitale se hai già in testa un ebook o un piccolo corso; i servizi se hai competenze professionali spendibili (nutrizione, formazione, consulenze).
Una volta scelto, prendi due o tre contenuti chiave del blog: le ricette più lette, una guida molto visitata, un articolo che porta traffico costante. Li tratti come “laboratorio”. Se hai scelto le affiliazioni, li rileggi chiedendoti dove è naturale spiegare quali strumenti usi. Se hai scelto un ebook, ti chiedi da quali ricette ha più senso portare lì le persone. Se hai scelto servizi, inserisci frasi e sezioni in cui spieghi che puoi aiutare anche in modo più diretto, con un link alla pagina dedicata.
Qui entrano in gioco le prime call to action: non necessariamente banner enormi, ma inviti chiari. “Se vuoi un menu completo di quattro settimane con lista della spesa, lo trovi qui”. “Se vuoi che ti aiuti a organizzare i pasti della tua famiglia, qui ti spiego come lavoro”. “Se vuoi vedere gli strumenti che uso per queste ricette, li ho raccolti in questa pagina”.
Per rendere il tutto misurabile, scegli un micro-obiettivo. Non deve essere epico: la prima vendita dell’ebook, il primo cliente pagante, i primi 20 clic affiliati ben tracciati. La cosa importante è che, alla fine dei sessanta giorni, tu possa dire “questa cosa ha mosso qualcosa” oppure “questa cosa, così com’è, non sta funzionando”.
Giorni 61–90: migliora e spingi
Nell’ultima parte del piano smetti di “indovinare” e inizi a reagire a quello che hai visto succedere.
Guarda i dati e le sensazioni: quali pagine hanno portato più clic, richieste, vendite? Su quali contenuti hai ricevuto più risposte, email, messaggi? Il tuo canale principale (affiliazioni, ebook, corsi, servizi) ha dato qualche segnale, per quanto piccolo? Lì dentro c’è il materiale con cui lavorare.
Parti da quei contenuti e migliorali. A volte basta riscrivere il titolo perché parli meglio al lettore giusto, chiarire due passaggi del procedimento, rendere la call to action più esplicita e meno timida. Se hai un ebook, forse la spiegazione di cosa contiene è troppo vaga. Se hai servizi, può mancare un esempio concreto di cosa succede in una consulenza. Se hai affiliazioni, i link possono essere troppo nascosti.
In parallelo, crea due o tre nuovi contenuti pensati apposta per sostenere la strategia che hai scelto. Può essere una guida in cui spieghi quali strumenti usi in cucina e perché, una pagina “Collabora con me” che renda professionale la parte sponsor, una serie di ricette tutte collegate allo stesso prodotto digitale, così chi lo compra sa che può usarlo subito.
L’ultimo pezzo è direzionare il traffico: inserisci link interni dai nuovi contenuti verso quelli che monetizzano meglio, aggiorna vecchie ricette per collegarle alle tue offerte, valuta se ha senso ripubblicare o rilanciare gli articoli più importanti in newsletter o sui social.
Alla fine dei novanta giorni, probabilmente il tuo blog non sarà un’azienda strutturata, e va bene così. Ma se hai seguito il piano con un minimo di costanza, ti troverai con qualcosa di molto più prezioso di “tre mesi in più di articoli”: una visione chiara di cosa succede quando fai una scelta, cosa inizia a funzionare per davvero, dove vale la pena investire energia e dove no.
Da lì in poi non sei più un/una food blogger che “spera” di guadagnare: sei qualcuno che sta testando, misurando e aggiustando il tiro. Ed è così che, nel tempo, un blog di cucina comincia davvero a pagarti qualcosa indietro.
Ogni volta che ho visto un blog fare un salto di qualità, non è mai stato grazie a una “tattica segreta”, ma a tre mesi di lavoro come questi: mettere ordine, scegliere una direzione, testare con costanza e aggiustare il tiro.
Errori comuni dei food blogger che vogliono monetizzare
Parlare di strategie è utile, ma spesso sono gli errori ricorrenti a sabotare tutto prima ancora che tu possa vedere se un modello funziona.
Quasi tutti i food blogger che cercano di monetizzare inciampano in almeno uno di questi punti. Sapere quali sono ti mette già un passo avanti.
1. Sito bellissimo, zero call to action
È una delle situazioni più frequenti: foto curate, grafica pulita, ricette spiegate bene… e poi niente. Il lettore arriva, legge, magari salva la ricetta, forse cucina davvero quel piatto, e sparisce senza aver mai capito che esistono ebook, servizi, corsi, una newsletter, un modo per restare in contatto.
Da fuori sembra “umiltà”: non voglio disturbare, non voglio sembrare commerciale. In realtà è come avere una pasticceria splendida con la porta aperta, lasciare che la gente assaggi biscotti gratis… e non mettere da nessuna parte il banco dove comprare qualcosa.
Una call to action non è un cartellone urlante. È un invito chiaro: “Se vuoi fare questo passo in più, puoi farlo qui”. Può essere la newsletter, un prodotto, un servizio, anche solo una pagina “scopri chi sono”. Se manca completamente, il blog resta un’esperienza a senso unico: dai tanto, non ricevi quasi nulla indietro.
2. Collaborazioni a caso pur di “lavorare con le aziende”
Altro grande classico: arrivano le prime email di brand, magari piccoli, magari fuori tema, e l’idea di dire di no sembra folle. Così accetti prodotti che non useresti mai, campagne che non c’entrano nulla con il tuo stile o con il tuo pubblico, contenuti che non faresti se non ci fosse di mezzo un compenso.
Il problema non è la collaborazione in sé, è il messaggio che passa: “qui si promuove un po’ di tutto, basta che paghi”. Il lettore non distingue se dietro c’è bisogno economico, curiosità o altro: percepisce solo che all’improvviso il blog parla di cose che non gli servono, con un entusiasmo poco credibile.
Le collaborazioni migliori sono quelle che ti viene quasi naturale fare: useresti quel prodotto comunque, le ricette vengono bene, il brand parla allo stesso pubblico a cui parli tu. Dire di no alle collaborazioni sbagliate è una forma di monetizzazione indiretta: tieni alto il valore percepito di quelle giuste, che magari arriveranno un po’ dopo, ma saranno molto più solide.
3. Trasformare il blog in un albero di Natale di banner
Quando si pensa a “monetizzare un blog”, molti partono da lì: banner ovunque. Sopra il titolo, in mezzo alla ricetta, tra gli ingredienti e il procedimento, pop-up che coprono le foto. L’idea è: “più spazi pubblicitari ho, più soldi entrano”.
Nella pratica succede spesso l’opposto. Il sito diventa lento, difficile da navigare, fastidioso da usare proprio mentre sei con le mani nella farina e cerchi di capire se dovevi mettere 8 o 18 minuti di cottura. Il lettore non associa più il tuo blog a un momento piacevole, ma a una lotta con la pagina che si sposta mentre scorre.
La pubblicità può avere un suo ruolo, soprattutto con tanto traffico, ma dovrebbe arrivare dopo qualche ragionamento in più: quali pagine possono reggerla, quanto incide sull’esperienza, quanto porta davvero in termini di entrate. Mettere banner ovunque “perché si fa così” è un modo veloce per consumare la pazienza di chi ti legge.
4. Rimandare all’infinito il primo prodotto o la prima pagina servizi
Qui entra in gioco una miscela di perfezionismo e paura del giudizio. L’ebook deve essere “definitivo”, il corso deve coprire qualsiasi scenario, i servizi devono essere spiegati con parole perfette. Risultato: passano mesi o anni, e l’unica cosa che cresce è l’archivio delle ricette gratuite.
Intanto, magari, i lettori ti scrivono: ti chiedono se hai un menu pronto, se puoi aiutarli a organizzare i pasti, se hai raccolte ordinate per occasioni speciali. C’è una domanda, ma tu non ti senti ancora “pronto” a farne un’offerta concreta.
La verità è che il primo prodotto, il primo servizio, sono quasi sempre versioni beta. È normale che non siano definitivi. Servono proprio a capire cosa funziona, cosa no, cosa va semplificato o ampliato. Finché restano solo un’idea nella tua testa o in un file sul desktop, non possono aiutare nessuno – né chi ti segue, né te.
5. Ignorare la newsletter
Questo è forse l’errore più sottile e più costoso nel lungo periodo.
Molti food blogger si concentrano solo su Google, Instagram, TikTok. Tutto il traffico e tutta la relazione passano attraverso piattaforme che non controlli. Se l’algoritmo cambia, se il social ti penalizza, se il posizionamento cala, la connessione con chi ti segue si spezza o si indebolisce.
La newsletter, invece, è il canale in cui hai un contatto diretto: scrivi a persone che hanno scelto consapevolmente di ricevere tue notizie, puoi raccontare le novità, lanciare prodotti, chiedere feedback. È anche il posto in cui si costruisce la parte più umana del rapporto, quella che spesso fa la differenza quando qualcuno deve decidere se comprare proprio da te.
Ignorarla significa rinunciare in partenza al canale che rende più facile monetizzare in modo sano: con persone che ti conoscono, ti leggono con calma, hanno già deciso che vuoi far parte della loro casella di posta.
Sapere che questi sono errori comuni non serve a colpevolizzarti, ma a farti alzare l’antenna quando inizi a riconoscerli nel tuo modo di lavorare.
Se ti accorgi che il tuo blog è bellissimo ma non chiede mai nulla, che stai dicendo sì a collaborazioni che ti imbarazzano, che hai riempito il sito di pubblicità per pochi euro al mese, che stai rimandando da anni il famoso “primo prodotto” o che non hai mai inviato una newsletter… non è la fine del mondo.
È solo il segnale che il passo successivo non è “inventarti una nuova strategia segreta”, ma correggere queste fondamenta. Da lì, tutto il resto – modelli, numeri, piani – inizia a funzionare molto meglio.
Strumenti utili per monetizzare un blog di cucina
Nel mondo dei blog è facilissimo perdersi tra piattaforme, abbonamenti e tool “imperdibili”.
Per monetizzare un food blog, però, non ti serve un arsenale: ti servono pochi strumenti che ti aiutino a prendere decisioni migliori e a vendere in modo più semplice.
L’idea di base è questa: ogni strumento che usi dovrebbe avvicinarti a una sola domanda pratica:
“Cosa devo fare adesso per far crescere il blog e i suoi guadagni?”
Se non ti aiuta a rispondere, probabilmente è un giocattolo in più.
1. Uno strumento di analisi per capire cosa funziona davvero
Il primo “tool” non è glamour, ma è quello che ti fa smettere di andare a intuito.
Ti serve qualcosa che ti dica:
- quali pagine portano davvero traffico
- da dove arrivano le persone
- quanto restano sulle tue ricette
- cosa è cambiato da quando hai inserito una nuova forma di monetizzazione.
Non serve saper leggere ogni report possibile. Ti basta abituarti a guardare, con costanza, sempre gli stessi numeri chiave. Nel tempo inizierai a notare pattern: ricette che portano lettori “migliori” di altre, periodi dell’anno in cui ha più senso spingere certi contenuti, pagine che hanno un potenziale che non stai ancora sfruttando.
Senza questo, ogni scelta su cosa vendere, cosa promuovere e cosa migliorare è guidata più dall’umore del giorno che dalla realtà.
2. Una piattaforma di email marketing per costruire relazione
Se vuoi monetizzare un blog di cucina, la newsletter è la tua migliore alleata.
Un’email ti permette di parlare con persone che ti hanno dato il permesso di entrare nella loro casella di posta. Sono loro a invitarti, non un algoritmo. È il posto ideale per:
- avvisare quando esce un nuovo prodotto (ebook, corso, workshop)
- spiegare meglio cosa offri, con esempi e storie
- chiedere feedback e capire cosa manca davvero ai tuoi lettori.
La piattaforma di email marketing che scegli non deve fare magie: deve permetterti di raccogliere indirizzi in modo semplice, inviare email senza impazzire e, idealmente, impostare qualche automatismo base (una sequenza di benvenuto, ad esempio). Il resto viene dopo.
Finché tutta la tua comunicazione vive solo su social e motori di ricerca, stai costruendo casa in affitto. La newsletter è l’inizio di un terreno tuo.
3. Una soluzione semplice per vendere prodotti digitali
Quando inizi a creare ebook, corsi, workshop o bundle, arriva il momento in cui ti chiedi: “Ok, ma tecnicamente come li vendo?”.
Ti serve una soluzione che faccia tre cose in modo decente:
- permetta alle persone di pagare in sicurezza
- consegni automaticamente ciò che hanno acquistato
- ti tolga dalle spalle il lavoro manuale (mandare file a mano, gestire accessi, ecc.).
Non devi innamorarti della piattaforma perfetta al primo colpo. All’inizio la domanda giusta è: “Qual è la soluzione più semplice che posso usare oggi per mettere in vendita questo prodotto senza bloccare tutto per mesi?”.
Quando avrai testato il mercato, capito cosa vende e cosa no, se servirà potrai migrare a qualcosa di più sofisticato. Ma fare il contrario – passare settimane a scegliersi la piattaforma “definitiva” senza aver mai provato a vendere nemmeno un pdf – è uno dei modi più eleganti per non partire mai.
4. Un sistema per gestire i link affiliati
Se usi le affiliazioni in modo serio, a un certo punto ti ritroverai con:
- link verso diversi programmi
- link duplicati in molte ricette
- pagine che, se devi aggiornare l’URL a mano, ti fanno venir voglia di chiudere tutto.
Qui non si tratta solo di “accorciare i link” per estetica, ma di avere un minimo di ordine. Un sistema, anche semplice, ti permette di:
- sapere quali link stai usando e dove
- aggiornare un link in un solo punto quando cambia
- avere un’idea di quali prodotti vengono cliccati di più.
Può essere un plugin, un servizio esterno o persino un foglio di calcolo ben tenuto: l’importante è che tu non debba aprire venti ricette una per una ogni volta che un programma cambia URL o condizioni. Meno fatica tecnica fai, più tempo puoi dedicare a migliorare i contenuti e le offerte.
5. Uno o due strumenti SEO di base
La SEO, per un blog di cucina, è spesso il motore principale del traffico. Ma non hai bisogno di un’armata di strumenti: ti basta avere qualcosa che ti aiuti in due direzioni.
Da una parte ti serve un supporto per trovare idee di contenuto: capire cosa cercano le persone, quali ricette hanno un buon potenziale, che tipo di domande fanno legate a un ingrediente o a una preparazione. Dall’altra ti serve un aiuto per migliorare le pagine chiave: vedere se i titoli sono chiari, se le persone rimbalzano subito, se ci sono problemi tecnici grossolani.
Anche qui, il criterio non è “lo strumento più potente”, ma “lo strumento che uso davvero”. Meglio un tool semplice che apri ogni settimana, rispetto a una suite super complessa in cui entri due volte l’anno perché ti mette ansia.
Alla fine, la domanda filtro resta sempre la stessa: questo strumento mi aiuta a capire cosa fare adesso per far crescere il blog e i suoi guadagni, oppure è solo qualcosa in più da imparare a usare?
Se la risposta è la seconda, è quasi sempre un no.
Se è la prima, anche un singolo tool usato bene può fare più differenza di dieci account aperti e dimenticati.
Domande frequenti sui food blog che guadagnano
Quanto deve essere grande un blog di cucina per iniziare a guadagnare?
Non c’è un numero preciso. Con poche migliaia di visite al mese, se sei in una nicchia ben definita e offri servizi o un prodotto digitale mirato, puoi vedere già risultati interessanti. Per guadagnare solo con ads, invece, servono volumi molto più grandi.
Meglio partire con sponsor, affiliazioni o prodotti propri?
Se parti da zero, le affiliazioni sono spesso il modo più semplice per iniziare. I prodotti digitali funzionano molto bene se hai già un minimo di community. Gli sponsor arrivano di solito quando hai numeri più solidi e un’identità molto chiara.
Ha senso mettere AdSense su un blog di ricette piccolo?
Quasi mai. Rischi di rovinare l’esperienza di lettura per pochi euro l’anno. Meglio concentrarsi su contenuti, affiliazioni ben scelte e, se puoi, un primo prodotto o servizio.
Posso monetizzare un blog di cucina senza mostrare la mia faccia?
Sì, anche se in questa nicchia la componente personale aiuta tantissimo. Puoi comunque costruire fiducia con una storia scritta, uno stile riconoscibile e contenuti di grande qualità, anche senza apparire in ogni foto o video.
Come mi propongo ai brand se ho poco traffico?
Punta su quello che hai: qualità delle foto, stile riconoscibile, nicchia molto specifica, community attiva magari su un social. Non tutti i brand cercano solo numeri enormi: molti preferiscono micro-creator molto in linea con il loro pubblico.
Conclusione: il tuo blog di cucina può davvero pagarti qualcosa indietro
Se sei arrivato fin qui, è probabile che tu non voglia più accontentarti di “pubblicare ricette e basta”.
Il riassunto è semplice:
- il traffico è importante, ma non è tutto
- la nicchia che scegli e il modo in cui ti posizioni contano almeno quanto le visualizzazioni
- devi decidere un modello di monetizzazione principale e lavorarci sopra per qualche mese, non cambiare idea ogni settimana.
Se ti interessa capire meglio i numeri, puoi approfondire nella guida su quanto guadagnano i blogger nel 2025 in Italia.
Se vuoi invece una visione d’insieme su tutti i modelli di monetizzazione, c’è la guida generale su come guadagnare con un blog.
Tutto quello che hai letto fin qui è il quadro completo di cosa significa oggi monetizzare un blog di cucina in modo sano: scegliere a chi vuoi parlare, testare un modello alla volta e costruire, passo dopo passo, un sistema che ti permetta davvero di guadagnare con un food blog nel tempo.

Finalmente una guida completa che spiega passo dopo passo come trasformare la mia passione per la cucina in un lavoro remunerativo. Complimenti per l’articolo!
Grazie mille! 🙂