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Siti dove vendere online nel 2026 (Italia): guida rapida per scegliere la piattaforma giusta

Siti dove vendere online nel 2026 in Italia, illustrazione con laptop e smartphone che mostrano negozi e-commerce
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Domenico Sottile

Domenico Sottile è un professionista del marketing digitale e scrittore con oltre 7 anni di esperienza nell'aiutare le persone a guadagnare online. Ha lavorato con diverse aziende e startup, offrendo consulenza su strategie di marketing, affiliazione e e-commerce. Domenico è appassionato di condividere le sue conoscenze attraverso articoli informativi e guide pratiche per il successo online.

Aggiornato il: 25 gennaio 2026.

Nel 2024 la second hand economy in Italia ha generato circa 27 miliardi di euro di valore, pari a oltre l’1% del PIL, e più della metà arriva ormai dall’online.

Vuoi iniziare a vendere online ma non sai dove mettere il primo annuncio? Nel 2026, dall’Italia puoi usare decine di siti e marketplace diversi: usato, vestiti, servizi, e-commerce vero e proprio.

Questa guida è pensata per chi vende dall’Italia: prima ti aiuta a capire che tipo di venditore sei, poi ti indica dove ha più senso iniziare (senza aprire account ovunque), con una tabella comparativa e un minimo di contesto fiscale. Nessuna promessa di guadagni facili: solo scenari realistici.

Metodo: in questa guida trovi solo piattaforme tuttora attive in Italia nel 2025–2026, selezionate in base a: presenza reale nel mercato italiano, documentazione ufficiale chiara su costi e regole e possibilità di utilizzo da parte di privati e piccoli business. I costi indicati sono semplificati e sempre da verificare sulle pagine “Tariffe / Fee / Help” ufficiali delle singole piattaforme.

Trasparenza: nessuna delle piattaforme citate ha pagato per essere inclusa e l’ordine in cui compaiono non è una classifica.

Nota legale/fiscale: tutto ciò che riguarda tasse, partita IVA e inquadramenti è solo informativo e non sostituisce il parere di un commercialista, di un CAF o di un avvocato. Le regole possono cambiare e vanno sempre verificate con un professionista prima di prendere decisioni economiche rilevanti.

Che tipo di venditore sei (prima di scegliere il sito)?

Prima di cercare “migliori siti per vendere online”, conviene fermarsi un attimo: non esiste un’unica piattaforma giusta per tutti. Cambiano regole, costi, pubblico e persino gli obblighi fiscali.

Per orientarti, chiarisci prima questi punti: cosa vuoi vendere (usato, nuovo, prodotti tuoi o servizi digitali), se vuoi solo svuotare casa o costruire un piccolo business, se hai già partita IVA o venderai come privato, se ti interessa vendere solo nella tua zona o in tutta Italia/Europa e quante ore reali puoi dedicare ogni settimana a foto, descrizioni, messaggi e spedizioni.

In base alle risposte, di solito rientri in uno di questi profili.

Privato che vuole solo svuotare casa (vendite occasionali)

Questo profilo è tipico di chi vuole liberarsi di oggetti e recuperare qualcosa:

Vuoi togliere di mezzo vestiti, libri, oggetti di casa o piccoli elettrodomestici, fai poche vendite all’anno e non hai l’obiettivo di creare un reddito fisso o un brand. In pratica vuoi svuotare armadio, cantina o garage senza complicarti la vita con negozi online.

Le piattaforme più coerenti sono Subito (ottimo per oggetti misti, elettrodomestici, mobili e articoli ingombranti con ritiro a mano), Facebook Marketplace (annunci veloci, sfrutti gruppi locali e contatti social), Vinted, Wallapop e Depop (vestiti, accessori e oggetti più piccoli) e Momox se vuoi smaltire libri, DVD, CD e videogiochi in blocco senza trattare ogni singolo articolo.

In genere la vendita saltuaria di oggetti usati di proprietà rientra tra le vendite occasionali e, secondo molte guide fiscali, non genera reddito imponibile se non c’è attività organizzata di impresa; ma la valutazione va sempre fatta caso per caso con un professionista, soprattutto se i volumi iniziano a crescere.

Qui l’obiettivo non è “fare uno stipendio”, ma recuperare qualcosa mentre fai decluttering.

Privato avanzato che punta a un extra ricorrente

Sei ancora un privato, ma inizi a muoverti quasi da “semi-professionista”:

Vendi usato in modo costante (soprattutto abbigliamento, sneakers e oggetti ricercati), curi foto, descrizioni e prezzi per ottenere un extra mensile ricorrente, sei disposto a testare più piattaforme e a rispondere con costanza ai messaggi.

In questo caso funzionano bene Vinted e Depop per vestiti, accessori, streetwear e vintage, eBay per oggetti particolari, collezionismo ed elettronica usata e le app verticali raccolte nella guida alle migliori app per vendere tutto in Italia.

Se però le vendite diventano abituali e organizzate (acquisti merce apposta per rivenderla, hai stock, reinvesti, tieni prezzi strutturati), in Italia potresti rientrare nell’attività d’impresa o professionale, con obbligo di partita IVA e adempimenti IVA/INPS. La linea di confine non è solo economica ma anche organizzativa: per non sbagliare conviene confrontarsi presto con un commercialista o un CAF.

Piccolo business / artigiano con un brand proprio

Qui si ragiona già in ottica business:

Hai (o vuoi avere) un brand riconoscibile, con prodotti fatti da te, selezioni curate o servizi aggiuntivi, vuoi costruire qualcosa che duri nel tempo (sito, pagina social, base clienti) e sei disposto a investire tempo e un minimo di budget.

Per questo profilo di solito entrano in gioco Shopify o WordPress + WooCommerce per il tuo negozio proprietario, Etsy per artigianato, prodotti personalizzati e digitali, Amazon Marketplace per sfruttare il traffico enorme di Amazon e, se ha senso per la tua nicchia, altri marketplace italiani verticali (casa, bricolage, moda, ecc.).

Qui la domanda non è solo “dove vendere”, ma come posizionare il tuo brand rispetto ai marketplace e al tuo sito.

Freelance e professionisti che vendono servizi online

In quest’ultimo profilo non vendi oggetti fisici, ma tempo e competenze:

Lavori in grafica, copywriting, montaggio video, traduzioni, consulenze, sviluppo, marketing o settori simili, vuoi trovare clienti anche all’estero e sei disposto a lavorare in inglese e a rispettare tempi e brief.

Per te sono rilevanti piattaforme come Fiverr (servizi in formato “pacchetto”, i cosiddetti gig) e Upwork per lavori a progetto, oltre ad altri portali freelance verticali per il tuo settore.

Anche qui, se l’attività diventa continuativa e strutturata, la regola pratica è semplice: non considerarla più un “lavoretto extra” ma un’attività professionale, con partita IVA e gestione previdenziale adeguata. Piattaforme e clienti esteri rendono ancora più sensato il confronto con un commercialista esperto di lavoro autonomo digitale.

Dove vendere online in base al tuo obiettivo (percorso rapido)

Se hai capito il tuo profilo ma vuoi una sintesi veloce, puoi ragionare così: se vuoi semplicemente svuotare casa, concentrati su Subito, Facebook Marketplace e app come Vinted o Wallapop. Se cerchi un extra ricorrente con l’usato, lavora su Vinted, Depop, eBay e qualche sito verticale. Se vuoi costruire un business vero, combina un negozio tuo (Shopify o WooCommerce) con marketplace come Etsy o Amazon. Se vendi servizi, parti da Fiverr, Upwork e piattaforme simili.

Percorso rapido

Vuoi svuotare casa? Parti da Subito, Facebook Marketplace e Vinted/Wallapop.
Vuoi un extra ricorrente? Lavora su Vinted, Depop, eBay e siti verticali.
Vuoi costruire un business? Combina Shopify/WooCommerce con Etsy/Amazon.
Vuoi vendere servizi? Scegli Fiverr, Upwork e altri portali freelance.

Un approccio realistico è testare una sola piattaforma principale per 30–60 giorni, guardare risultati (visualizzazioni, messaggi, vendite) e solo dopo affiancarne una seconda, invece di disperdersi ovunque.

Vuoi solo liberarti di oggetti (svuota casa)?

Se il tuo obiettivo è soprattutto fare spazio, la combinazione più semplice è Subito e Facebook Marketplace per oggetti ingombranti con ritiro a mano e Vinted o Wallapop per vestiti, accessori e piccoli oggetti che puoi spedire.

Gli oggetti più richiesti spesso si vendono in qualche giorno o settimana, ma non c’è nessuna garanzia: il risultato dipende dal prezzo, dalla zona, dalla qualità delle foto e dalla domanda reale per quel tipo di articolo.

Vuoi un extra ricorrente (qualche decina/centinaio di € al mese)?

Nella zona side hustle diventano centrali piattaforme come Vinted e Depop per moda, streetwear, vintage e accessori, eBay per oggetti vari, componenti, collezionismo ed elettronica, Momox per liberarti di grandi quantità di libri e media in un colpo solo e alcuni siti verticali di nicchia (per esempio caschi, moto, bici) se tratti categorie particolari.

I risultati dipendono da quanto tempo dedichi a foto e descrizioni, da quanto sono realistici i prezzi rispetto al mercato e dalla tua costanza nel pubblicare nuovi annunci e rispondere ai messaggi. Non sono guadagni garantiti: considera questi introiti come un extra variabile, non come reddito certo su cui impostare spese fisse.

Vuoi costruire un piccolo business online?

Se ragioni in ottica business, l’asset principale diventa il negozio tuo:

Shopify o WordPress + WooCommerce ti permettono di avere dominio personalizzato, controllo sul brand, mailing list, blog e integrazioni con altri canali. Etsy e Amazon Marketplace servono per intercettare traffico già pronto e capire cosa funziona davvero a livello di prodotti e prezzi. In parallelo puoi valutare market­place italiani verticali se i tuoi prodotti sono molto specifici.

Una strategia che molti usano è partire dai marketplace (per testare la domanda) e spostare progressivamente il focus su un negozio proprietario quando hai più dati, recensioni e budget.

Vuoi vendere servizi digitali?

Se vendi servizi come editing video, copywriting, traduzioni o consulenze, il percorso rapido è: crea 1–2 servizi chiari su Fiverr o Upwork, inizia con prezzi competitivi per ottenere le prime recensioni, aggiorna progressivamente prezzi, portfolio e descrizioni man mano che accumuli social proof.

Se stai esplorando vari modi per guadagnare online, puoi affiancare queste piattaforme ad altre idee per guadagnare da casa in modo realistico, che trovi nella parte finale della guida.

Non dare per scontato che “finché è online” sia sempre extra-estra: se i servizi diventano il tuo lavoro principale, vanno gestiti come attività professionale a tutti gli effetti (fatture, contributi, dichiarazioni).

Tabella comparativa dei principali siti dove vendere online (Italia 2026)

Qui trovi una tabella comparativa dei principali siti e marketplace citati. Le condizioni (commissioni, limiti, metodi di pagamento) possono cambiare spesso: usala come orientamento generale e verifica sempre le info aggiornate nelle sezioni “Tariffe”, “Fee” o “Help” ufficiali.

PiattaformaCosa ci vendiPer chi è consigliataCosti principaliItaliaNote
SubitoUsato generico, oggetti casa, auto/moto, ecc.Privati che svuotano casa, piccoli venditori localiAnnunci base gratuiti per i privati; a pagamento solo alcune categorie (es. Servizi, Attrezzature di lavoro). Nessuna commissione sul prezzo di vendita; se usi TuttoSubito, l’acquirente paga Protezione Acquisti (1,20 € + 5% o 4,5% a seconda del valore) e spedizione. Fonte: condizioni ufficiali Subito.it.Ottimo per ritiro a mano; usare pagamenti tracciabili e, per spedizioni, il sistema TuttoSubito con Protezione Acquisti.
Facebook MarketplaceUsato generico, oggetti di ogni tipoPrivati, chi usa già FacebookInserzioni gratuite. Per scambi locali con pagamento diretto non ci sono fee di Meta; se utilizzi il checkout con spedizione, in diversi Paesi viene applicata una commissione (spesso intorno al 10% dell’importo). Fonte: documentazione ufficiale Meta/Facebook Marketplace.Attenzione a profili falsi e link sospetti; preferire scambi a mano o pagamenti protetti con prova di consegna.
eBayUsato, nuovo, collezionismoPrivati avanzati, piccoli businessPer venditori non professionali italiani: commissione sul valore finale pari al 5% dell’importo totale della vendita (fino a 2.000 €) + 0,35 € per ordine, 2% oltre i 2.000 €, più una piccola tariffa di adeguamento normativo (0,43%). Fonte: tariffe venditori non professionali eBay.it.Pubblico globale; richiede più cura in spedizioni, resi e gestione feedback.
Amazon MarketplaceProdotti nuovi, retailBusiness strutturati, venditori professionaliPiano Individuale: 0,99 € per unità venduta; Piano Professionale: 39 € + IVA/mese, con commissioni per segnalazione in genere tra il 7% e il 15% a seconda della categoria. Fonte: pagina ufficiale tariffe venditori Amazon.it.Grande visibilità ma regole rigide; possibile uso di logistica Amazon (FBA) con costi aggiuntivi.
ShopifyProdotti nuovi (negozio proprio)Piccoli business, brand emergentiPiani in euro a partire da circa 28 €/mese per il piano Basic, con canoni più alti per funzionalità avanzate; sono previste commissioni sulle transazioni se non usi Shopify Payments. Fonte: piani e prezzi ufficiali Shopify.Offre temi, app e integrazioni con social e marketplace; richiede un minimo di budget fisso mensile.
WordPress + WooCommerceProdotti nuovi (negozio proprio)Brand che vogliono massimo controllo tecnicoNessun canone piattaforma, ma costi di hosting, dominio, plugin e sviluppo/assistenza. Commissioni sui pagamenti dipendono dal gateway usato (es. Stripe, PayPal). Fonte: documentazione ufficiale WordPress/WooCommerce e dei singoli gateway di pagamento.Molto flessibile ma più tecnico da gestire rispetto a Shopify.
EtsyArtigianato, handmade, digitali, printablesArtigiani, creativi, seller di digitali0,20 USD di tariffa di inserzione per annuncio ogni 4 mesi; commissione di transazione del 6,5% sul prezzo + spedizione; commissione di elaborazione pagamenti (per l’Italia tipicamente 4% + 0,30 € per ordine). Fonte: pagina “Fees & Payments” di Etsy.Ottimo per nicchie creative; serve lavorare bene su foto, SEO interna e recensioni.
VintedVestiti, accessori, lifestyle usatoPrivati e “privati avanzati”In genere nessuna commissione al venditore; l’acquirente paga la Protezione acquisti (di solito 5% del prezzo + 0,70 € per ordine) oltre alla spedizione. Fonte: condizioni ufficiali Protezione acquisti Vinted.Spedizioni integrate; utile studiare filtri, prezzi medi e regole sulla Protezione acquisti.
WallapopUsato generico, soprattutto localePrivati che vendono nella propria zonaAnnunci gratuiti; con il servizio di spedizione e Protezione Wallapop i costi di spedizione e protezione sono di norma a carico dell’acquirente, mentre in alcuni casi può essere prevista una commissione sul prezzo a carico del venditore per servizi aggiuntivi. Fonte: FAQ ufficiali Wallapop.Sì (presenza in Italia da verificare periodicamente)Ottimo per incontri di persona; attenzione alle truffe in chat e alle condizioni delle spedizioni.
DepopModa, streetwear, vintageGiovani, appassionati di modaPer molti Paesi (compresa l’Italia) si applica una selling fee intorno al 10% sul totale della transazione, a cui si aggiungono le commissioni di pagamento (PayPal/Stripe); nel Regno Unito e negli USA esistono piani senza selling fee ma restano le fee di pagamento. Fonte: Help Center Depop.Pagamenti spesso via PayPal o Depop Payments; forte community di nicchia, conta molto lo styling delle foto.
AutoScout24Auto usatePrivati e concessionariePubblicazione di base per privati spesso gratuita o con pacchetti a parte; nessuna commissione sulla compravendita, ma possibili costi per opzioni premium o per rivenditori professionali. Fonte: condizioni e listino servizi AutoScout24.La trattativa finale e il passaggio di proprietà avvengono offline.
MomoxLibri, media, videogiochi usatiPrivati che vogliono smaltire in bloccoMomox fa un’offerta per ogni articolo in base al codice ISBN o al codice a barre; nessuna commissione di vendita, pagamento dopo verifica della merce, spesso con spedizione gratuita sopra una certa soglia. Fonte: condizioni di vendita Momox.Non massimizza il prezzo per singolo pezzo, ma fa risparmiare tempo e trattative.
RedbubbleProdotti print-on-demand con graficaDesigner, illustratori, creativi digitaliRedbubble definisce un prezzo base per ogni prodotto; tu scegli il tuo margine (markup) sopra questo prezzo. La piattaforma può applicare commissioni aggiuntive se superi certe soglie di markup. Fonte: guida ai margini e alle commissioni Redbubble.Redbubble gestisce produzione, spedizione e customer care; tu carichi solo i design.
FiverrServizi digitali (grafica, testo, video…)Freelance e professionisti dei serviziFiverr trattiene in genere il 20% del compenso del freelance su ogni ordine; lato acquirente può essere applicata una service fee fissa + percentuale. Fonte: termini e commissioni ufficiali Fiverr.Pagamenti tracciabili; importante capire bene termini di servizio, tempi di pagamento e politiche di cancellazione.

Dove vedi “DA VERIFICARE”, ora trovi indicazioni aggiornate e, dove possibile, link alle pagine ufficiali delle piattaforme. Prima di lanciarti, leggi sempre i dettagli direttamente sui siti.

Siti generalisti per vendere quasi tutto online

Se cerchi “siti per vendere online” perché vuoi vendere un po’ di tutto, i più usati in Italia per l’usato generico restano Subito, Facebook Marketplace ed eBay. Sono adatti soprattutto a privati e piccoli venditori che non hanno ancora un e-commerce strutturato.

Subito.it: vendite locali in Italia

Subito è uno dei siti più usati in Italia per l’usato locale. Funziona con annunci: carichi foto, titolo, descrizione e prezzo, scegli categoria, zona e modalità di consegna (ritiro a mano o spedizione) e sfrutti il traffico spesso molto alto di utenti nella tua provincia. La pubblicazione dell’annuncio è gratuita per la maggior parte delle categorie, con eccezioni per alcune aree (es. Servizi, Attrezzature di lavoro).

I vantaggi sono evidenti per oggetti ingombranti come mobili, elettrodomestici o bici, dove il ritiro a mano è la soluzione più logica. La componente locale aiuta anche a ridurre i costi di spedizione.

La parte delicata è la sicurezza: accettare pagamenti non tracciabili aumenta il rischio di truffe e devi gestire in autonomia trattativa, appuntamenti e consegne. Per ridurre i rischi, usa pagamenti tracciabili (bonifico o sistemi interni alla piattaforma se disponibili), diffida di ricariche anonime e link strani ricevuti in chat e, in caso di dubbi, meglio rinunciare alla vendita che perdere soldi o dati. Per dettagli aggiornati su limiti, categorie e protezione acquisti puoi consultare il Centro Assistenza ufficiale di Subito.

Facebook Marketplace: vendere online in modo “social”

Facebook Marketplace si appoggia alla base utenti di Facebook, quindi ti permette di raggiungere facilmente persone della tua zona e dei gruppi locali, con inserzioni veloci e di solito senza costi di pubblicazione.

Il rovescio della medaglia è la quantità di messaggi poco seri, curiosi che non comprano mai e il rischio di profili falsi o tentativi di phishing tramite link inviati in chat. Per oggetti di valore ha senso incontrarsi in luoghi pubblici e preferire pagamenti tracciabili; in caso di spedizione, verifica se nel tuo account è attivo il checkout con spedizione e quali commissioni applica (in diversi Paesi, Meta trattiene fino al 10% per gli ordini spediti).

Nella sezione Meta Business Help Center trovi le linee guida aggiornate su pagamenti, protezione acquisti e supporto.

eBay: usato e collezionismo con pubblico globale

eBay è ancora molto forte per collezionismo, oggetti rari, componenti elettronici e vintage particolare, perché ti mette davanti non solo acquirenti italiani ma anche un pubblico internazionale.

Puoi scegliere tra formato asta per oggetti molto ricercati e prezzo fisso per articoli più standard. In entrambi i casi devi considerare le commissioni sulla vendita: per i venditori non professionali in Italia la commissione sul valore finale è in genere il 5% dell’importo totale della vendita (fino a 2.000 €) + 0,35 € per ordine, 2% sulla parte eccedente i 2.000 €, a cui si aggiunge una piccola tariffa di adeguamento normativo dello 0,43%.

È particolarmente utile se tratti oggetti con domanda specifica e ti interessa raggiungere acquirenti anche fuori dall’Italia, accettando però una gestione più complessa di spedizioni, eventuali resi e, in caso di vendite extra-UE, possibili dazi.

Siti per vendere vestiti usati, moda e altri oggetti

Se vuoi vendere soprattutto abbigliamento, scarpe e accessori, alcune piattaforme funzionano meglio dei marketplace generalisti. In Italia nel 2026 i nomi più rilevanti sono Vinted, Wallapop, Depop e, per libri e media, Momox (utile se stai facendo decluttering totale).

Vinted: vestiti e lifestyle di seconda mano

Vinted è una delle piattaforme principali per vendere vestiti donna, uomo e bambino, insieme a scarpe, borse, accessori e vari articoli lifestyle come giochi, oggetti per la casa e prodotti beauty non aperti.

Crei un account, carichi gli articoli con foto, descrizione e prezzo, l’acquirente paga tramite sistema interno e tu spedisci usando il corriere selezionato. In molti casi il venditore non paga commissioni dirette, mentre l’acquirente si fa carico della “commissione di Protezione acquisti”, che di solito è pari a una quota fissa di 0,70 € + il 5% del prezzo dell’articolo (con percentuali ridotte per ordini oltre i 500 €).

Se non sai da cosa partire, puoi ispirarti agli articoli più venduti su Vinted. Per ottenere risultati migliori nel tempo, torna utile la guida su come vendere bene su Vinted e, quando hai già qualche vendita, la guida avanzata su come aumentare le vendite su Vinted.

Wallapop: usato generale e vendite locali

Wallapop nasce come app per l’usato locale ed è adatta a oggetti per la casa, elettronica, sport e hobbistica. Spesso viene usata per vendite entro un certo raggio, con possibilità di ritiro di persona, anche se non mancano opzioni di spedizione integrate.

In Italia la presenza dell’app può variare nel tempo, quindi conviene verificare se nella tua zona c’è abbastanza movimento, controllando il numero di annunci simili al tuo e il volume di messaggi ricevuti. Con il servizio di Spedizione Wallapop, i costi di spedizione e di Protezione Wallapop sono in genere a carico dell’acquirente, mentre per il venditore il servizio è di norma gratuito salvo opzioni particolari (come ritiro a domicilio).

Commissioni e dettagli sulle spedizioni vanno sempre controllati nelle FAQ aggiornate, perché partner logistici e condizioni possono cambiare.

Depop: moda, streetwear e vintage

Depop è pensata per moda giovane, streetwear e vintage, inclusi sneakers e capi particolari, e funziona come un ibrido tra marketplace e social network: hai un feed, follower e un profilo che di fatto è il tuo mini negozio.

Per molti venditori fuori da Regno Unito e USA (inclusa l’Italia) si applica una selling fee intorno al 10% sul totale della transazione, a cui si aggiungono le normali commissioni di pagamento (es. PayPal).

Per funzionare davvero bene su Depop è necessario curare moltissimo lo styling delle foto e la coerenza del profilo più che le sole descrizioni testuali. Se hai gusto per la moda, è una piattaforma interessante per trasformare l’armadio in una mini-boutique.

Momox: libri, media e videogiochi usati

Momox non è un marketplace tra privati, ma un acquirente diretto: inserisci il codice ISBN o il codice prodotto di libri, DVD, giochi e simili, il sistema propone un prezzo, e se accetti spedisci (spesso gratuitamente sopra una certa soglia) e vieni pagato dopo il controllo degli articoli.

Il vantaggio è evidente se vuoi liberarti di tanti pezzi in blocco senza gestire singole trattative. Lo svantaggio è che il prezzo per articolo è spesso più basso rispetto a quello che potresti ottenere con una vendita diretta sui marketplace e per titoli molto comuni o poco richiesti l’offerta può essere nulla.

Piattaforme per creare un vero negozio online

Quando il tuo obiettivo è un e-commerce vero e proprio, anche piccolo, ha senso usare piattaforme più strutturate, come Shopify, WooCommerce, Amazon Marketplace ed Etsy.

Shopify (e alternative come WooCommerce)

Shopify ti permette di creare un negozio online con dominio tuo, scegliere un tema grafico, aggiungere prodotti e varianti, organizzare categorie, collegare metodi di pagamento e spedizione e integrare app per newsletter, recensioni, social e analytics.

I costi sono legati a piani di abbonamento mensili (in euro) che partono da circa 28 €/mese per il piano Basic, con piani più costosi per funzionalità avanzate; oltre al canone sono previste commissioni sulle transazioni, che si riducono se usi Shopify Payments come gateway principale.

Se preferisci un sistema più flessibile e hai qualche competenza tecnica in più, puoi valutare WordPress + WooCommerce, che richiede gestione di hosting, manutenzione e plugin, ma ti dà grande libertà di personalizzazione.

In generale conviene iniziare con una configurazione semplice e solo in un secondo momento aggiungere automazioni e funzioni avanzate.

Amazon Marketplace per vendere prodotti nuovi

Amazon diventa interessante quando hai prodotti con domanda già esistente, sei disposto a competere su prezzo e recensioni e vuoi sfruttare la logistica FBA per spedizioni e resi.

Esistono il piano Individuale (0,99 € per unità venduta, senza canone fisso) e il piano Professionale (39 € + IVA al mese), a cui si sommano le commissioni di referral, in genere tra il 7% e il 15% a seconda della categoria prodotto.

È una piattaforma con un potenziale enorme, ma richiede di rispettare regole rigide, affrontare concorrenza forte e ragionare con attenzione sui margini reali dopo fee e costi logistici.

Etsy: artigianato, prodotti digitali e printables

Etsy è pensato per chi vende artigianato, handmade, prodotti personalizzati, illustrazioni e prodotti digitali stampabili (printables) o oggetti creativi di nicchia.

Il punto di forza è un pubblico già abituato a comprare prodotti creativi e un sistema di tag e categorie che permette di essere trovati senza possedere un sito proprio. Di contro, le fee includono una tariffa di inserzione di 0,20 USD per annuncio, una commissione di transazione del 6,5% sul prezzo + spedizione e le commissioni di pagamento (per l’Italia spesso intorno al 4% + 0,30 € per ordine).

Per orientarti possono aiutare la guida per iniziare a vendere su Etsy l’articolo sul perché non riesci a vendere su Etsy se fatichi a partire e la riflessione su “se vendere su Etsy conviene davvero” rispetto ad alternative come Amazon o un sito proprietario.

Siti per vendere servizi e lavori online

Se vuoi vendere competenze e servizi, i marketplace non parlano di pacchi e spedizioni, ma di file consegnati, progetti e ore di lavoro. La logica resta però quella di una piattaforma che ti mette davanti a potenziali clienti.

Fiverr: vendere servizi digitali in pacchetti

Fiverr è una piattaforma molto usata per servizi come grafica, illustrazioni e loghi, copywriting, traduzioni, revisione testi, montaggio video, editing audio e servizi digitali vari (SEO base, gestione social, ecc.).

Crei uno o più “gig” con descrizione chiara di cosa offri, tempi e prezzo, i clienti ti trovano tramite ricerca o categorie, lavori e consegni i file sulla piattaforma e ricevi il pagamento dopo che il cliente ha approvato.
Fiverr trattiene in genere una commissione del 20% sul compenso del freelance, mentre lato cliente può essere applicata una service fee fissa più una percentuale.

Se inizi a lavorare con continuità, è importante confrontarti con un commercialista per capire come gestire partita IVA, tasse e contributi, soprattutto se fatturi a clienti stranieri.

Altre piattaforme freelance (Upwork e simili)

Oltre a Fiverr esistono piattaforme come Upwork, più orientata a progetti continuativi e clienti business, e vari portali verticali per programmatori, designer, marketer e altre figure specialistiche.

Di solito compili un profilo con competenze, portfolio e tariffe, ti candidi alle offerte o vieni contattato direttamente, e la piattaforma trattiene una percentuale sul compenso. Negli ultimi aggiornamenti Upwork ha introdotto commissioni variabili per i freelance (con una fee di servizio che può andare da 0% a circa il 10–15% a seconda del rapporto con il cliente e del piano scelto), quindi conviene controllare le tabelle aggiornate nella sezione Help.

Se con il tempo questa diventa la tua attività principale, anche qui serve capire con un professionista come inquadrarla dal punto di vista fiscale e previdenziale in Italia.

Siti di nicchia: auto, caschi, bici e categorie particolari

Oltre ai marketplace generalisti esistono piattaforme verticali pensate per categorie specifiche, utili quando vendi prodotti con regole o rischi particolari, come auto, moto, vino o collezionismo.

AutoScout24 e portali auto per vendere veicoli usati

Per vendere auto usate dall’Italia i riferimenti più noti sono i portali specializzati come AutoScout24 e i siti di concessionarie e compravendita.

Gli annunci sono strutturati con targa, anno, chilometraggio, descrizioni e foto dettagliate, spesso con strumenti per stimare il prezzo e contattare privati o rivenditori. La transazione finale invece avviene quasi sempre offline, con passaggio di proprietà, eventuali controlli meccanici e gestione di pagamento, assicurazione e bollo.

Per cifre importanti è ancora più essenziale usare pagamenti tracciabili, farsi rilasciare documenti chiari e, in caso di dubbi, farsi assistere da un professionista, ad esempio un’agenzia di pratiche auto.

Altri marketplace verticali (caschi, bici, vino, ecc.)

Molte categorie funzionano meglio su siti specializzati. Un esempio sono i caschi moto, l’abbigliamento tecnico e gli accessori, per cui puoi fare riferimento alla guida dedicata su “dove vendere caschi usati e accessori moto“. Per bici e componenti esistono piattaforme come Buycycle (marketplace europeo per bici usate certificato) e portali verticali simili utilizzati anche in Italia, mentre per vino o collezionismo specifico puoi valutare marketplace dedicati o aste online (per esempio piattaforme specializzate in vini da collezione e spirits).

La regola di base è preferire siti con regole chiare, condizioni trasparenti sulla sicurezza e una buona reputazione. Prima di caricare oggetti costosi o delicati, controlla feedback e recensioni della piattaforma e, se qualcosa non ti torna, lascia perdere.

Aspetti fiscali e legali di base per vendere online dall’Italia

Questa sezione è informativa e non sostituisce il parere di un commercialista o di un CAF.

In Italia la distinzione principale è tra vendite occasionali e saltuarie, tipiche del privato che svuota casa, e attività abituale e organizzata, tipica di chi vende con regolarità e cerca un profitto.

Vendere ogni tanto qualche oggetto usato di casa come privato rientra di solito nelle vendite occasionali. Se però inizi a comprare merce con l’obiettivo di rivenderla, a pubblicare annunci in modo continuativo e a strutturare l’attività, potresti rientrare in un’attività d’impresa o professionale con obbligo di partita IVA.

Dal 2023 è inoltre operativo in Italia il regime europeo DAC7: le piattaforme digitali (come eBay, Vinted, Subito, ecc.) devono raccogliere e comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori che superano determinate soglie di operazioni e importi (per esempio, 30 vendite o 2.000 € annui in molti schemi di riferimento). Queste soglie riguardano la comunicazione dei dati e non definiscono automaticamente se un reddito è tassabile o se serve partita IVA, ma aumentano la tracciabilità e i controlli.

La linea di confine non è sempre netta e va valutata caso per caso con un CAF o un commercialista, soprattutto se le vendite diventano frequenti, se inizi a fare import/export, se vendi servizi digitali a clienti esteri o se superi certe soglie di incasso annuale.

In ogni caso è prudente usare sempre pagamenti tracciabili (bonifico, PayPal o sistemi interni alle piattaforme), conservare ricevute, fatture e documentazione di entrate e uscite, e leggere con attenzione i termini d’uso e le sezioni su tasse e obblighi del venditore delle piattaforme che utilizzi.

Per approfondire puoi partire da materiali di enti terzi come Altroconsumo sulle vendite online tra privati e sui rischi di truffa e mancata consegna, ad esempio nella loro guida su come vendere e comprare usato online in sicurezza.

Checklist pratica: cosa fare oggi per iniziare a vendere online

  1. Definisci il tuo profilo
    Scrivi in modo esplicito se sei un privato che svuota casa, un privato avanzato, un piccolo business o un freelance: da questo dipendono piattaforme, obiettivi e limiti fiscali.
  2. Scegli 1–2 piattaforme coerenti
    Evita di aprire account ovunque. Parti da una piattaforma principale (per esempio Vinted, Subito, Shopify o Fiverr) e, se serve, affiancane una di supporto per testare un secondo canale.
  3. Crea l’account e pubblica il primo annuncio
    Scegli un oggetto semplice, scatta foto chiare, scrivi una descrizione onesta ed evita prezzi “a caso”: confronta prima gli annunci simili, così capisci il range realistico.
  4. Leggi termini d’uso e sezione fiscale
    Anche se è la parte meno piacevole, è l’unico modo per capire commissioni, regole su resi, tempi di pagamento e indicazioni fiscali minime dedicate ai venditori.
  5. Definisci un obiettivo realistico
    Pensa a un traguardo concreto, come “svuotare l’armadio in 30 giorni” o “fare le prime 5 vendite in un mese”, invece di puntare subito a cifre aggressive senza dati.
  6. Tieni traccia di entrate e uscite
    Anche come privato può essere utile avere un file con incassi, costi di spedizione e servizi. Se l’attività cresce, sarà molto più facile per te e per il commercialista ricostruire la situazione.

Domande frequenti sui siti dove vendere online

1. Qual è il miglior sito per vendere online in Italia?

Non esiste un sito “migliore” per tutti. Per svuotare casa funzionano bene Subito, Facebook Marketplace, Vinted o Wallapop, mentre per un business strutturato sono più sensati Shopify, Amazon o Etsy. La scelta dipende da cosa vendi, quanto tempo hai e quanto vuoi impegnarti tra marketing, spedizioni e burocrazia.

2. Dove posso vendere usato online senza commissioni?

Piattaforme come Facebook Marketplace e, in certi casi, Subito e Wallapop permettono di vendere senza commissioni di vendita, anche se potresti comunque sostenere costi di spedizione o di servizi extra. Le condizioni cambiano spesso, quindi è fondamentale verificare nelle FAQ ufficiali come funzionano pagamenti, protezione acquisti e commissioni.

3. Come vendere online senza partita IVA?

In linea generale, le vendite occasionali e di piccolo importo possono essere gestite come privato, mentre un’attività abituale e continuativa richiede partita IVA. La distinzione però non è definita solo dal numero di vendite o da una soglia unica di incasso, ma da come organizzi l’attività nel complesso (acquisto per rivendere, promozione continuativa, magazzino, ecc.). Per evitare errori è consigliabile confrontarsi con un CAF o un commercialista, soprattutto se inizi a vendere con regolarità.

4. Meglio vendere su Subito o su Vinted?

Subito è più adatto a oggetti misti e vendite locali, spesso con ritiro a mano, ed è ideale per articoli ingombranti. Vinted è pensato per vestiti e accessori con spedizioni integrate e una base utenti molto orientata alla moda. Molti privati usano entrambi: Subito per gli oggetti grandi e Vinted per abbigliamento e piccoli articoli.

5. È meglio Amazon o Shopify per vendere online?

Amazon ti offre da subito visibilità e logistica, in cambio di commissioni e del rispetto di regole molto precise. Shopify ti permette di costruire un tuo negozio e un brand indipendente, ma sei tu a dover portare il traffico e gestire marketing e conversioni. Una combinazione possibile è usare prima un marketplace per testare domanda e prodotti e, in un secondo momento, affiancare un negozio tuo quando hai più dati e budget.

6. Quali siti usare per vendere vestiti usati?

In Italia i nomi principali sono Vinted, Depop e, in parte, Wallapop e Subito. Vinted lavora bene con abbigliamento “di massa”, Depop è forte su vintage e streetwear, Wallapop e Subito aiutano per vendite locali. Al di là della piattaforma, contano molto foto, descrizione chiara e prezzo allineato al mercato.

7. Quali sono le app per vendere “di tutto”?

Se vuoi vendere un po’ di tutto puoi usare Subito, Wallapop, Facebook Marketplace e le app generaliste raccolte nella guida sulle migliori app per vendere tutto in Italia. Ogni app ha un pubblico diverso e regole proprie: invece di aprire account ovunque, ha più senso testarne una o due e vedere dove ottieni più visualizzazioni e risposte.

8. Come farsi pagare in sicurezza vendendo online?

Per ridurre i rischi preferisci sempre pagamenti tracciabili, come bonifico, PayPal o i sistemi ufficiali delle piattaforme. Non cliccare link sospetti ricevuti in chat, non condividere codici o dati sensibili e, se il valore è alto, valuta spedizioni assicurate o scambi di persona in luoghi pubblici. In caso di dubbio è meglio rinunciare alla vendita che cadere in una truffa.

9. Posso vendere servizi online su Fiverr dall’Italia?

Sì, molti freelance italiani usano Fiverr per offrire servizi digitali. La piattaforma trattiene una commissione sulle vendite e i pagamenti sono tracciabili. Se però inizi a lavorare con continuità, diventa importante valutare l’apertura di una partita IVA e l’inquadramento fiscale più adatto con l’aiuto di un commercialista, anche in relazione ai redditi prodotti con clienti esteri.

10. Vale la pena aprire un negozio su Etsy nel 2026?

Etsy è ancora una buona opzione per artigianato, prodotti personalizzati e digitali, ma il mercato è competitivo e richiede qualità alta, una nicchia chiara e impegno su foto e SEO interna. Può funzionare bene se lo combini con altri canali come social e sito tuo e se sei disposto a testare a lungo, senza aspettarti risultati immediati garantiti.

Per continuare a esplorare strade sostenibili, puoi guardare anche altri siti per guadagnare soldi online e queste idee per guadagnare da casa in modo realistico, così da scegliere non solo dove vendere, ma anche come costruire nel tempo un mix di entrate adatto a te.

2 commenti su “Siti dove vendere online nel 2026 (Italia): guida rapida per scegliere la piattaforma giusta”

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